di Letizia Tripodi

Quando da turisti ci accingiamo a visitare la Toscana, tra le tappe assicurate non può mancare Firenze, con i suoi monumenti e la sua storia che trapela da ogni angolo delle strette vie che la attraversano. Quello che però spesso non viene considerato, è che a pochi minuti dal capoluogo toscano si trova Fiesole, una cittadina ricca di segni del passato, graziosa e suggestiva come solo i piccoli borghi sanno essere.

Fiesole occupa la sommità di due colline, San Francesco e Sant’Apollinare, stagliandosi così in alto rispetto a Firenze e a un panorama a dir poco mozzafiato. A guardarli da lontano questi due colli sembrano ricordare una falce di luna, caratteristica che viene ripresa nello stemma cittadino.

Questa zona fu abitata già in tempi molto lontani, tanto che le prime testimonianze della presenza umana risalgono all’età del bronzo, per continuare poi in maniera costante anche nelle epoche successive.

Una particolare influenza sul territorio l’ha avuta la civiltà etrusca, stabilitavisi tra l’VIII e il IV secolo a.C. Il popolo etrusco, forse attratto dalla posizione strategica di Fiesole, che permetteva di avere il controllo delle vie di transito e comunicazione che collegavano l’Arno, l’Etruria Centro-Meridionale e l’Etruria Padana, seppe sfruttare al meglio le risorse offerte dalla zona, tra cui i boschi e i terreni coltivabili, nonché le numerose cave da cui era possibile estrarre la pietra serena, con la quale furono costruite, ad esempio, le mura di Fiesole. Queste ultime rappresentavano l’antico sistema difensivo della città e si estendevano per circa 2.5 km; ancora oggi è possibile osservare alcuni resti dell’originale cinta muraria, in particolare ben conservato è il tratto sul versante nord.

Successivamente Fiesole conobbe la dominazione romana e fu proprio in questo periodo che molte delle costruzioni etrusche, tra cui anche le mura, vennero distrutte e sostituite con elementi tipicamente di stile romano. Notevoli testimonianze di tale dominazione e dell’intreccio tra etruschi e romani che ha caratterizzato la storia fiesolana si possono osservare nell’area archeologica della città, a due passi dalla piazza principale, ovvero piazza Mino da Fiesole, nella quale sono state trovate quelle che ad ora sono le tracce più antiche della presenza di vita sulla collina e che appare delimitata da un lato proprio dalla cinta muraria; essa ha al suo interno il tempio, le terme, il teatro e, in tempi più recenti, vi sono stati trovati anche resti di tombe longobarde. Il forte impatto emotivo che l’area è in grado di esercitare si percepisce fin da subito: tra il verde della vegetazione si inseriscono, quasi a fondersi con la natura, le antiche costruzioni realizzate da chi per primo ha popolato questa zona. Spingendosi fino al confine dell’area archeologica, inoltre, il paesaggio si apre su un’ampia distesa di colline verdi che si stagliano sul celeste del cielo, trasmettendo un senso di libertà e leggerezza.

Da un punto di vista temporale, è possibile dire che tra tutti, l’elemento più datato è il tempio etrusco. La sua costruzione viene fatta risalire tra la fine del IV secolo a.C. e gli inizi del III secolo a.C.; la pianta è di forma rettangolare, con una sola cella centrale e due ali laterali ed è probabile che esso fosse dedicato ad una divinità guaritrice, come attestano numerosi degli ex voto ritrovati, raffiguranti teste, gambe, piedi e molte altre parti del corpo per le quali era stata chiesta e ottenuta la guarigione. Nel corso del I secolo a.C., sull’onda della progressiva romanizzazione del territorio, il tempio etrusco venne distrutto e sulle sue rovine ne fu costruito uno nuovo, che riprendeva dal precedente la posizione rialzata e la caratteristica della pianta rettangolare, andando a modificare le proporzioni (la cella, ad esempio, risulta divisa in tre parti e questo fa ipotizzare che il tempio fosse dedicato a Giove, Giunone e Minerva). Con la ricostruzione romana compare sulla parte frontale un podio colonnato in pietra arenaria, al quale si accede mediante una scalinata e che, a guardare in modo un po’ distratto, sembrerebbe quasi un elemento naturale.

 

Senza dubbio però, una delle prime cose che si nota entrando nell’area archeologica è il teatro romano, costruito verso la fine del I secolo a.C. e considerato ancora oggi uno dei teatri romani più antichi tra quelli esistenti. Poggia su un declivio naturale, direttamente sulla roccia della collina; analizzandolo vi si può riscontrare la presenza dei modelli greci, ma ci sono anche considerevoli elementi di distacco dalla tradizione ellenica. Tra le somiglianze, la più importante è sicuramente l’aver sfruttato una zona in pendenza che ha permesso di ottenere la classica struttura a scalinate; d’altro canto c’è da dire però che l’orchestra, ad esempio, ha dimensioni molto ridotte rispetto a come appariva nei teatri greci, dove l’importanza data al coro era di gran lunga superiore, oppure la presenza dei loggiati laterali la cui funzione era quella di collegare le gradinate alla scena, dettaglio assente nel corrispettivo di tipo ellenico.

Forse il più affascinante e suggestivo tra i resti, in grado di far sentire lo spettatore piccolo, a confronto con la sua imponenza e solidità, il teatro romano è ancora oggi ben visibile, in particolare ben conservata risulta la parte sinistra della gradinata, mentre invece gli ambienti a volta laterali così come la parte superiore della cavea risultano maggiormente danneggiati o in alcuni casi perduti.

Il teatro, grazie a questo buono stato di conservazione, viene ancora oggi utilizzato per organizzare eventi e spettacoli, in particolar modo nell’ambito del Festival “Estate fiesolana”, durante il quale sono eseguite varie performance proprio negli stessi spazi in cui tempi addietro si esibivano gli antichi abitanti del luogo.

Continuando l’esplorazione e immaginandosi come degli antichi romani a passeggio per le vie della loro città, si arriverà alle terme, sempre di epoca romana. Anch’esse databili intorno al I secolo a.C. e collocate dietro al teatro, furono costruite ai tempi di Silla per venire poi restaurate ed ingrandite in età adrianea. Dell’intero complesso le tre arcate che costituivano la terrazza delle terme verso la valle sono state sempre visibili, ma solo con l’effettiva scoperta degli altri resti è stato possibile attribuire loro una funzione. Una prima distinzione va fatta tra una parte esterna, nella quale si trovavano due piscine, e una interna dove è possibile distinguere con chiarezza i tre ambienti tipici dei bagni romani: il frigidarium, separato mediante tre archi dagli altri spazi, nel quale veniva immessa acqua fredda; il calidarium, nel quale veniva mandata l’acqua bollente ottenuta grazie al sistema di riscaldamento che prevedeva l’uso di forni collocati al di sotto del pavimento, fatto di cocciopesto e, infine, collocato tra i due precedenti ambienti si trovava il tepidarium, la cui funzione era quella di raccogliere, come suggerisce il nome, l’acqua tiepida. In molte delle vasche che costituiscono le terme, ai tempi degli scavi sono state trovate varie anfore che venivano usate per raccogliere le impurità che andavano a fondo e depurare così l’acqua.

Nel continuo succedersi di conquiste e dominazioni, Fiesole ha visto arrivare sul territorio anche i Longobardi, la cui traccia nell’area archeologica è lasciata dalle numerose tombe che vi sono state rivenute, così come anche in pieno centro degli scavi recenti hanno portato in luce un intero cimitero longobardo. Tale popolazione sfruttò fin da subito l’ottimale posizione del paese, guadagnandosi il controllo sulle principali vie di comunicazione e le varie tracce indicano che essi vi stabilirono un insediamento numeroso.

Le cose da poter vedere e scoprire non finiscono comunque qua e, oltre a molti altri monumenti sparsi per la città, sempre all’interno della zona archeologica è possibile visitare il Museo Civico Archeologico, dove sono esposti molti altri cimeli delle varie epoche che hanno segnato le vicende fiesolane.

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