Lungo antiche vie di Posta: da Firenze a Bologna


San Gavino Adimari e l’Antica osteria di Montecarelli

di Salvina Pizzuoli

 

Mappa del percorso dell'antica Postale Firenze Bologna

Mappa del percorso dell’antica Postale Firenze Bologna

Scegliere una località da visitare per poi descriverla è un po’ come scegliere un libro tra gli scaffali di una libreria: è un incontro che riserva il più delle volte piacevoli sorprese. A me è successo decidendo di raccontare le pievi del Mugello seguendo una direttrice antica e importante: la vecchia Postale regia da Firenze a Bologna che il tracciato dell’odiena Bolognese in parte ripercorre.

Nella Descrizione geografica della Toscana l’abate Antonio Ferrini indicava le cinque stazioni lungo il tragitto di 36 miglia da Fontebuona a Filigare, nell’allora Stato Pontificio, prima di arrivare a Bologna.

Il percorso** della Postale regia da Firenze a Bologna

Il percorso** della Postale regia da Firenze a Bologna

Ancora più particolareggiata la descrizione del Repetti che, oltre a indicare i posti di sosta,  valuta anche il livello più o meno buono delle locande:

“esce da Firenze per Porta San Gallo, sale il poggio del Pellegrino e i colli della Pietra e della Lastra per poi pianeggiare su quello di Traspiano e quindi inoltrarsi per Montorsoli sul giogo del monte di Pratolino lasciando a levante il Regio parco omonimo, ed a ponente il podere dell’Uccellatojo. Di costà entra nel valloncello della Carza passando da Fontebuona, dove si trova un servizio da vetturiali ed il servizio della posta de’ cavalli. Di là…attraversa il piccolo borgo di Vaglia…poscia trova l’altra maggior borgata di Tagliaferro…fino a che abbandona le antiche tracce della Via postale di Scarperia …per arrivare alla seconda posta de’ cavalli alla Regia Villa di Cafaggiolo…sale sul Poggio delle Maschere e quindi per le Croci giunge alla terza posta a Monte Carelli dove si trova un discreto albergo. Da qual punto la strada regia si avvia sull’Appennino della Futa…A Sasso di Castro trovasi la quarta posta de’ cavalli ed un buon albergo denominato del Coviglijaio…si arriva a Pietramala, e di là sull’Appennino della Raticosa alla quinta posta da Firenze poco innanzi alla magnifica fabbrica della dogana delle Filigare“.

La dogana di Filigare in una vecchia foto** dei primi del Novecento

La dogana di Filigare in una vecchia foto** dei primi del Novecento

Il tragitto, seguendo le minuziose indicazioni dello storico ottocentesco, è davvero esaltante perché la descrizione del Repetti è un ripercorrere la storia dei luoghi, in un paesaggio che mantiene le medesime località in un contesto testimone del passato.

Filigare l'antico complesso della Dogana

Filigare l’antico complesso della Dogana

Filigare il cippo che segnala il confine con l'antico Stato Pontificio

Filigare il cippo che segnala il confine con l’antico Stato Pontificio

Filigare, lo stemma segnala l'ingresso nella provincia fiorentina come anticamente segnalava l'ingresso nei territori del Granducato. Sull'altra faccia del cippo lo stemma segnala i territori dello Stato Pontificio

Filigare, lo stemma segnala l’ingresso nella provincia fiorentina come anticamente segnalava l’ingresso nei territori del Granducato. Sull’altra faccia del cippo lo stemma segnala il confine con  i territori dell’alllora Stato Pontificio

Filigare i cippi segnalano l'antico e l'attuale confine tra Toscana e Emilia

Filigare i cippi segnalano l’antico confine e l’attuale tra le province di Firenze e di Bologna

Già tra 1817 1843, con il Granduca Leopoldo, i tracciati che seguivano antichi percorsi etruschi e romani furono resi carrozzabili, accorciando sensibilmente la durata del viaggio a circa 14 ore mentre prima di quella data si percorrevano  a cavallo con un faticoso tragitto che richiedeva due giorni di cammino.

Noi sostiamo a Montecarelli. dove una vecchia osteria pare fosse stata trasformata in locanda di  Posta, come ritengono alcuni ricercatori.  

Ma perché ci fermiamo? Perché ancora oggi a Montecarelli esiste un’Antica Osteria che i proprietari datano 1782 e che l’ostessa Paola presume essere stata l’antica stazione di posta. Come racconta mentre con aperta e sincera cordialità accoglie gli avventori nel suo locale. 

In verità entrare nel locale che la signora Paola ha arredato in modo originale e gradevole riutilizzando mobilia, suppellettili e utensili appartenuti alla sua famiglia, è davvero un salto nel tempo a quando questa via postale rappresentava un’importante strada di comunicazione tra la Toscana e l’Emilia il cui percorso si accompagnava a racconti di assalti di briganti e storie da veglia al caldo dei camini. L’Antica Osteria ne ha ben due… e, parafrasando il Repetti, è ancora davvero un buon albergo dove si gustano piatti tipici appetitosi e genuini e dolci portentosi.

Il soffitto originale della cucina dell'Antica Osteria di Montecarelli

Il soffitto originale  oggi nella cucina dell’Antica Osteria di Montecarelli

Antica Osteria di Montecarelli, l'interno

Antica Osteria di Montecarelli, l’interno

Antica Osteria Montecarelli, una saletta con camino

Antica Osteria Montecarelli, una saletta con camino

Antica Osteria di Montecarelli

Antica Osteria di Montecarelli

Ancora una volta il Repetti, nel suo Dizionario geografico fisico della Toscana alla voce Montecarelli, ci aiuta a comprendere un paesaggio completamente mutato descrivendo l’antico castellare.

“MONTE CARELLI o MONTECARELLI in Val di Sieve. Borghetto con sovrastante castellare, e chiesa parrocchiale (S. Michele) nel piviere di S. Gavino Adimari. Risiede sulla cresta di un monte che scende nella direzione di settentrione e ostro dell’Appennino della Futa, o di Monte Fò, attraversato dalla strada R. postale di Bologna che qua trova la terza posta da Firenze”.

E una storia ancora più lontana:

Allora il castello di Montecarelli era posseduto dal conte Tano del fu conte Azzolino degli Alamberti di Mangona, soggetto notissimo nella storia fiorentina per essere uno degli alleati dall’arcivescovo Giovanni Visconti di Milano, compreso nel trattato di Sarzana del 1353. Con tutto ciò essendosi egli mostrato anche dopo quella pace uno de’ più accaniti nemici della repubblica fiorentina, fu da una mano dei soldati di questo vinto e preso nel suo castello di Monte Vigagni, e finalmente in Firenze nel dì 14 settembre del 1360 decapitato e quel castello smantellato. Lo che avvenne dopo che i reggitori della repubblica con due provvisioni del 1351 e 1352 avevano dichiarato i conti di Montecarelli ribelli in perpetuo del Comune“.

Anche alla signora Paola piace presentare ai suoi ospiti la storia del famigerato conte Tano il cui corpo giace in Santa Croce come le era capitato di scoprire visitando la  chiesa.

San Gavino Adimari e il campanile

San Gavino Adimari e il campanile

San Gavino Adimari

San Gavino Adimari

Lungo questa antica via di posta, a dimostrazione di ripercorrere tracciati antichissimi, non manca una bella pieve: San Gavino Adimari. Oggi ha perso molto del suo smalto, ma giganteggia nella valle con il suo poderoso torrione campanario a pianta rettangolare. Spiace vederla così trascurata in quella che viene chiamata la valle dei Medici e ci piace riesumarne l’antico splendore descrivendola insieme a Marco Pinelli che nel suo libro* ce la mostra in varie foto e la racconta in tutta la sua importanza con ben 20 suffraganee. 

San Gavino Adimari, la torre campanaria

San Gavino Adimari, la torre campanaria

Se ripercorriamo alcune date che ne caratterizzano la storia scopriamo che la sua origine si colloca intorno all’anno Mille essendo documentata per la prima volta nel 1037 e che nel 1497 passò sotto il patronato della famiglia Medici il cui stemma è ancora oggi sulla facciata. Distrutta dal terremoto del 1542 fu ricostruita e negli anni immediatamente successivi fu tenuta a commenda(1) dallo studioso e letterato Benedetto Varchi, a cui era stata data nel 1555 da Cosimo I, che vi completò la stesura della “Storia di Firenze”. La facciata o quel che ne rimane oggi era decorata con un grande rosone, di tre metri circa di diametro, con di fianco due finestroni rettangolari. Nuove trasformazioni furono operate anche nel Settecento a ristrutturarne l’interno, oggi non visibile, che però mi piace raccontare attraverso le immagini che lo ritraggono: a tre navate, probabilmente in base ai rifacimenti settecenteschi, con decorazioni dei capitelli, dei pilastri, delle navate e degli archi delle pareti perimetrali. L’organo, risalente alla prima metà del XVIII secolo, in una nicchia finemente decorata con teste di putti e ornamenti marmorizzati.

San Gavino Adimari, l'interno

San Gavino Adimari, l’interno

(1) Nel Medioevo, concessione dell’uso di un beneficio ecclesiastico vacante a un sacerdote o a un laico che non ne diveniva titolare, pur conservandolo a vita.
 *Marco Pinelli Romanico in Mugello e Val di Sieve, Editori dell’Acero
**Il sito da cui sono tratte  le immagini:  la cartina delle stazioni di posta e la dogana di Filigare

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