La pieve di Valdicastello in un disegno del XVIII secolo ( in Studi versiliesi)

Siamo a pochi chilometri da Pietrasanta lungo la valle detta Valdicastello, in origine Valle Buona. La Pieve è documentata già dall’855 ma l’aspetto attuale risale al XII secolo. Circondata dal verde di un’oliveta, occupa il lato mancino della strada che conduce a Sarzana passando per Valdicastello Carducci, toponimo legato alla casa natale del poeta, pochi chilometri più avanti. Colpisce per la posizione e per il contrasto tra il biancore della facciata e il rosso del laterizio delle monofore che si aprono sul campanile, un’ aggiunta successiva del 1583. E non solo. Semplice ma elegante con il bel rosone trecentesco, mantiene nelle mensole figurate che la abbelliscono, il suo carattere romanico. A sostegno dell’architrave di base alla lunetta del portale, a destra, una serie di volti espressivi, alcuni di profilo e altri angolati, ma anche due figure complete: una come accovacciata e l’altra con le braccia levate in alto e un urlo nella bocca spalancata; a sinistra una serie di palmette. Lungo la parete laterale sinistra, una testa ne definisce in alto e al centro la stretta monofora e ancora due volti angolati occupano i lati sporgenti della mensola: quella a sinistra che si estende con due onde parallele lungo il piano mentre nell’altra il piano è occupato da una croce greca.

Simbologie medievali non sempre decifrabili di figurazioni antropomorfe che si ritroveranno poi anche all’interno, a decorazione di alcuni capitelli, in questo caso volti che sporgono tra il fogliame. Il viaggiatore, come sempre resta incantato e ammirato, spesso incapace di decifrarne il significato che, comunque, attraverso le emozioni penetra le vie della mente passando dall’estatica ammirazione della bellezza e dal cuore. La stessa cosa sarà accaduta ai tanti pellegrini che, lungo la via Francigena, che costeggiava la pieve, vi avranno trovato ricovero.

Ed ancora nell’abside, all’esterno, a proposito di pellegrini, tra le varie figurazioni dei peducci che ne sorreggono gli archetti, proprio uno compare con il suo bordone, unico sostegno a tanti passi sulle strade del mondo. E una testa zoomorfa invece conclude l’arco della monofora.

All’interno altre notevoli presenze figurative sulle pareti e nel catino dell’abside, tanti frammenti ma anche immagini complete, tutti datati XIV secolo.

Ed entrando a sinistra il sarcofago preromanico, riutilizzato probabilmente come fonte battesimale: ritroviamo il motivo dei volti, tre volti tra il fogliame.

Da non dimenticare di vedere il grande pozzo di marmo, datato 1559, opera di Stagio Stagi. Con una grande palma che occupa un angolo tra la parete laterale della chiesa e le costruzioni della canonica, il pozzo sembra ambientato quasi volutamente in una coreografia che lo completa e lo fa risaltare nel contesto.

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