di Salvina Pizzuoli

Entriamo per Porta San Zeno e subito dopo, nel primo slargo a sinistra, la bella facciata della chiesa sconsacrata.
Particolare e inconsueta nelle sue strutture architettoniche ingentilisce solo con la sua presenza un ambiente che purtroppo ha subito il degrado del tempo: colpisce la composizione della facciata o forse, sarebbe meglio dire, di quel che ne resta tra transenne e reti a protezione di eventuali intrusi.
Antica abbazia, forse longobarda, si trova documentata nel 1029 come monastero benedettino passato successivamente ai Camaldolesi che intervennero ristrutturandone alcune parti e annettendovi un ospedale, comprovato fino al 1401.

Ci fermiamo con il naso all’insù ad ammirare la foggia compositiva nel suo complesso: in basso la caratterizza un nartece, un porticato esterno alla chiesa proprio della basilica paleocristiana e bizantina,  ovvero lo spazio riservato ai catecumeni e ai penitenti  o a chi non era ancora completamente accolto nella comunità cristiana.

Elegante e snella la fascia mediana con tre bifore tra lesene laterali congiunte da archetti intercalati all’interno da oculi e losanghe ornate rivestite con bacini ceramici i cui originali sono oggi custoditi nel Museo di San Matteo, nostra meta finale.
In alto il tetto a capanna, rifinito con archetti pensili, su cui alloggia una torretta camapanaria mentre l’originario camapanile venne demolito durante la presa della città  da parte di Firenze nel 1406.
Ci allontaniamo da San Zeno con un ultimo sguardo all’interessante facciata ma delusi per non aver potuto visitare l’interno che, come si legge nelle guide, è a tre navate divise da colonne e pilastri, con capitelli romani di “spoglio”, termine con cui si intende il riutilizzo di quanto prelevato da edifici esistenti, come è spesso avvenuto nel tempo, e quindi ravvisati all’interno di nuove costruzioni.
Percorriamo quindi tutta via San Zeno fino alla piazza che accoglie oltre a un grande giardino pubblico la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria da cui prende il nome.

Ci fermiamo ad ammirare un nuovo esempio di romanico pisano.
Edificata intorno al 1211 ebbe una lunga edificazione che vide la conclusione nella marmorea facciata intorno al 1326.

La facciata a capanna è rivestita con marmi a fasce bianche e grigie, realizzate attraverso l’uso di marmi di diverse tonalità, con un effetto geometrico che richiama l’architettura araba e bizantina. In basso, tra due pilastri, si succedono tre archi a tutto sesto sorretti da colonne che ne testimoniano la radice cristiana con la presenza di questi elementi tipici basilicali. Più in alto la struttura è a loggiati dove si riflette l’influenza lombarda delle loggette praticabili; una serie di piccole gallerie o porticati che corrono lungo la facciata dell’edificio creando la percezione della tridimensionalità e della profondità: otto slanciate colonnine ornate con capitelli e protomi umane sorreggono archetti trilobati, su cui s’innesta l’ampio timpano della medesima struttura ma ad archi acuti al cui centro s’innesta un rosone incorniciato da bassorilievi e teste. Rifiniscono il timpano una serie di formelle a “gattoni” per il loro richiamo alla silhouette di un gatto che si arrampica sulle strutture.
Uno stile quello del romanico pisano che integra influenze culturali provenienti da tutto il bacino mediterraneo e che ne determinano uno di forma unica, distintiva, particolarmente gradevole.


Entriamo e restiamo impressionati dall’ampiezza della unica e grande navata, dal vuoto dei banchi assenti nella prima metà e dalla presenza di altari addossati alle pareti laterali con dipinti su tavola e i resti, uno di fronte all’altro, di due monumenti sepolcrali: a sinistra quello dell’arcivescovo Simone Saltarelli, morto nel 1343, ad opera di Andrea Pisano; a destra quello di Gherardo di Compagno.


Il grande polittico dipinto da Simone Martini tra il 1319 e il 1321, eseguito per questa chiesa possiamo oggi ammirarlo a San Matteo, il Museo che visiteremo per ammirare le magnifiche opere che abbellivano le molte e prestigiose architetture ecclesistiche delle città realizzate da pregevoli artisti del tempo.

Ci spostiamo quindi da Santa Caterina per raggiungere presso il Lungarno della Fortezza la sede del Museo.  

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