Il castello del Piagnaro e il Museo delle stele (Parte prima: Il castello)


A Pontremoli in Lunigiana 

Pontremoli, il ponte della Cresa sul torrente Verde e il castello del Piagnaro in alto

Pontremoli, il ponte della Cresa sul torrente Verde e il castello del Piagnaro in alto

Il castello del Piagnaro, in posizione dominante, signoreggia con la sua mole squadrata l’abitato di Pontremoli, “Pons Tremulus”, più in basso, alla confluenza del torrente Verde nel Magra.

Il toponimo “pons tremulus” merita una digressione: alcuni studiosi attribuiscono la denominazione a indicazioni medievali relative al tipo di viabilità, come ad esempio il toponimo Callemala, oppure a strutture per attraversare i fiumi, come in questo caso, un ponte dalla caratteristica particolare, l’essere tremulo. Un’altra versione, più leggendaria, racconta che la derivazione da “pons tremulus” sia da attribuire all’imperatore Carlo V il quale, attraversando il ponte avrebbe esclamato, con una certa apprensione perché oscillante, “pons tremulus!”. Antichi studi umanistici ritenevano si trattasse invece di Apua, l’antica capitale dei Liguri, detta poi “Ponte Remuli”. Le testimonianze circa l’etimo dimostrano, al di là di ogni pregnanza storica, quanto il borgo fosse storicamente rilevante.

Il Repetti così la illustra nel suo “Dizionario” fornendocene indirettamente il motivo: “È situata sulla confluenza del torrente Verde, che alla metà del paese si vuota e perde il suo nome nel fiume Magra, il quale bagna la città di Pontremoli dalla parte di grecale, mentre il Verde percorre le sue mura nell’opposto lato. Passa per Pontremoli l’antica strada Francesca o Romea che Clodia e di Monte Bardone fu pure appellata, la quale attraversa il giogo dell’Appennino al varco della Cisa”

Sicuramente la posizione geografica dell’abitato, lungo una delle tante diramazioni della via Francigena che portava dal mare alle valli padane, aveva conferito al borgo una posizione strategica; fu infatti definita porta della Toscana, “per Alpem Bardonis Tusciam ingressus”, attraverso i valichi della Cisa e del Brattello che ne favorirono lo sviluppo e nello stesso tempo la resero preda ambita: la difesa era assicurata da un sistema difensivo tra cui il maniero che ancora oggi la sovrasta e che, per questo motivo, fu più volte distrutto e rimaneggiato e il cui nucleo originario, datato intorno al X secolo, era costituito da una torre di difesa voluta dagli Adalberti.

Pontremoli, il castello del Piagnaro , accesso agli spalti

Pontremoli, il castello del Piagnaro, accesso agli spalti

Pontremoli, il castello del Piagnaro, il cortile

Pontremoli, il castello del Piagnaro, il cortile

Attorno a quella torre si sarebbe poi sviluppato il castello Castello del Piagnaro sul pendio meridionale del monte Molinatico.

Piagnaro gli derivava dalle “piagne”, le lastre di ardesia simili a lavagne con cui gli abitanti della zona coprivano i loro tetti.

La struttura aveva carattere militare e di caserma.

Pontremoli, il castello del Piagnaro, uno scorcio

Pontremoli, il castello del Piagnaro, uno scorcio

Pontremoli, il castello del Piagnaro, la foresteria per chi volesse soggiornare al castello

Pontremoli, il castello del Piagnaro, la foresteria per chi volesse soggiornare al castello

Dal castello, attorno al quale sorse la parte medievale dell’abitato, si può ammirare il circolo delle colline ricoperte di boschi di castagni, il torrente Verde da una parte e il Magra dall’altra nel cui cuneo si estende il borgo, il ponte della Cresa con le sue belle arcate, i campanili e le torri ancora esistenti, testimonianze dell’importanza strategica del luogo, non solo per la presenza di ponti sui corsi d’acqua ma soprattutto per il controllo sul transito verso il mare e verso le valli padane.

Pontremoli il ponte trecentesco della Cresa e il castello del Pagnaro

Pontremoli il ponte trecentesco della Cresa e il castello del Pagnaro

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