Forte Stella il ponte di accesso

Siamo arrivati quassù seguendo le indicazioni, inerpicandoci per una stradetta asfaltata ma stretta, costeggiata dalla bella macchia mediterranea che oggi è un tripudio di gialli, i ciuffi delle ginestre che emergono tra il verde. Parcheggiamo tra le basi a scarpa del fortilizio che si erge sopra di noi. La visita è prevista per le 16.00 e abbiamo tutto il tempo di ammirare il forte dall’esterno e il panorama dall’alto.

I bastioni

Quando si scrive che la vista è mozza fiato, spesso si usa questa espressione enfatizzando o non sempre a proposito, ma ora non abbiamo dubbi: l’Isolotto sotto di noi con le imbarcazioni ferme al riparo dal vento tra le onde corte di un mare azzurro e cangiante lungo la scogliera; il vento fresco che ci accarezza mentre lo sguardo scorre a 360 gradi sul panorama punteggiato da baie e in alto da altre fortezze e torri; e poi i tomboli con la lunga e splendida spiaggia della Feniglia; quindi Orbetello al centro della sua laguna, fino a concludere il giro impattando con lo sguardo la mole forte ed elegante del Forte Stella.

L’Isolotto visto da Forte Stella

Siamo incantati.

Immaginare che questo territorio sia stato da sempre abitato non è difficile. Agli Etruschi pare si debba la denominazione legata all’eroe greco, Ercole, interpretato come dio della navigazione, ai Romani presumibilmente il toponimo che designa l’Argentario, legato all’ufficio di argentari o banchieri tenuto dalla gente Domizia, ai Senesi le prime fortificazioni, agli Spagnoli l’aver completato l’opera cingendo tutto il promontorio con un sistema difensivo che da Porto Santo Stefano si chiudeva a Porto Ercole e si perfezionava con i baluardi di Porto Longone, oggi Porto Azzurro, dell’Isola d’Elba. Ma non era certo solo la bellezza del luogo ad attirare i tanti che vi si sono insediati e succeduti nel tempo.

Un promontorio proteso sul mare Tirreno, collegato alla terraferma attraverso i cordoni sabbiosi dei tomboli, i cui porti naturali sono protetti e difesi dalla conformazione medesima, non potevano non attrarre naviganti e con essi aprire agli scambi e, ahimè, anche alle scorribande piratesche delle quali resta memoria nella storia e nelle leggende legate al nome del pirata Khair ad-din detto il Barbarossa e a quello dell’affascinate Margherita Marsili. Un territorio quindi da proteggere dagli attacchi, da difendere e tutelare e potenziare contro attracchi nemici. In queste sue caratteristiche geografiche la sua storia.

Ma soffermiamoci su Porto Ercole e sulla sua trasformazione nel tempo da rocca medievale a complesso fortificato e bastionato.

Porto Ercole, insieme a Talamone e a Orbetello, erano gli affacci al mare della Repubblica di Siena che, nel periodo finale del XV secolo, iniziò a fortificarlo. Tra i documenti più antichi, un disegno della fine del XV secolo, raffigura un mastio quadrangolare e merlato affiancato da un corpo più basso da cui si dipartiva la cerchia di mura che racchiudeva e la città e la rocca.

Salone dei Cinquecento, particolare da Giorgio Vasari, Porto Ercole durante l’assedio del 1555

Il dipinto conservato nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze, del Vasari, raffigura la presa della città fortificata nel 1555: si riconosce un basamento a scarpa e il mastio conserva le caratteristiche tardo quattrocentesche con l’aggiunta del torrione sul molo e rievoca il modello di rocca medievale che la Repubblica di Siena erigeva nella seconda metà del XV secolo. Una conquista avvenuta via terra, come racconta il Vasari nella sua rappresentazione, pertanto la fortezza si era dimostrata vulnerabile. Quando in quel 1555 Siena, alleata con i francesi, fu sconfitta dagli imperiali alleati con Firenze, decadde. Caduta la Repubblica di Siena, con il trattato di Firenze del 1557, i suoi territori vennero concessi in feudo a Cosimo de’ Medici, ma la Spagna di Filippo II tolse da quel dominio Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Orbetello, Talamone e Monte Argentario, incorporati nel 1557 nello Stato dei Presidi: un pezzo di Spagna tra i possedimenti medicei.

Da qui comincia la storia dei fortilizi che ancora oggi contornano come una catena difensiva l’Argentario, tra i quali il Forte Stella.

Perché questo nome?

Se lo guardiamo dall’alto la sua forma di stella a sei punte è inequivocabile.

Forte Stella da Google Hearth

Fu costruito tra la fine del XVI secolo e i primi anni del XVII. La base portante del progetto di costruzione fu affidato alla direzione dell’ingegner Giovanni Camerini, a sua volta legato a Cosimo che, da equilibristici accordi diplomatici, aveva ottenuto mandato al supporto tecnico per la realizzazione dell’opera da Filippo II .

Ed eccoci pronti alla visita all’interno.

Colpisce la struttura del vano centrale che permette l’accesso ai dodici locali che ruotano intorno e dei quali è stata ravvisata una simbologia che li legherebbe ai dodici apostoli cui farebbe però contrasto la struttura a sei punte che ricorderebbe quella di Davide.

Le scale di acceso alla parte superiore del forte
Forte Stella camminamento di ronda

Da uno di essi si accede, per una scala ampia e ripida, alla terrazza sovrastante. Dagli antichi fori di avvistamento e controllo della scogliera sottostante oggi si può ammirare uno spettacolo magnifico: un mare che invita a tuffarcisi dentro.

Forte Stella il mare visto da una feritoia

Da quassù la vista è ancora più incredibile: si evidenzia la struttura del dirimpettaio Forte Filippo che si mimetizza con il colore delle pietre del colle che lo accoglie.

Forte Filippo visto fa Forte Stella

Più a destra La Rocca di Porto Ercole.

La Rocca di Porto Ercole vista da Forte Stella

Un’altra visita da non perdere, ma questa sarà un’altra storia.

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