Veduta della valle e del Castello di Tignano da Barberino Val d’Elsa
“Esiste cotesta contrada sopra una collina tufacea alla cui base orientale scorrono le prime fonti del torrente Drove” ( da Repetti Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Volume 5)
Spicca con la sua forma rotonda sul cucuzzolo di faccia a Barberino tra l’ondeggiare dei declivi e il verde tenero degli ulivi sulla Val d’Elsa e quella del Drove.
L’importante via consolare ripercorreva in gran parte un tracciato di origine etrusca che univa Chiusi ad Arezzo passando per Cortona. Nel II secolo Arezzo divenne roccaforte essenziale a difesa delle incursioni dei Celti. È il periodo in cui il censore Lucio Cassio Longino intraprese la ristrutturazione della via che da lui ebbe il nome.
Villino Ravazzini, Firenze. Particolare: decorazioni in ceramica di Galileo Chini
La Toscana conserva nel suo patrimonio artistico-architettonico tracce consistenti dello stile diffusosi tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, chiamato in Italia Liberty, nome derivato da quello dei magazzini londinesi di Artur Lasenby Liberty specializzati in tessuti, oggetti d’arredamento e mobili.
In Toscana Firenze ne fu la capitale mentre la parte meridionale della regione rimase praticamente estranea; a Siena si caratterizzò come eccezione ma conobbe notevoli realizzazioni a Lucca e lungo il litorale i cui centri balneari e termali conservano opere architettoniche di rilievo da Livorno a Viareggio in particolare.
Oggi stentiamo a credere che il nuovo stile fosse così diffuso in quella che era stata fino a qualche anno prima la capitale dell’Italia unita, sconvolta dagli ammodernamenti del Piano Poggi, eppure molte produzioni, anche d’interni e di allestimenti commerciali, sono state precoci “si pensi ad esempio alla sala di lettura nell’Hotel Elvetia a Firenze, o al negozio di arredi di Pietro Botto in via Strozzi del 1899”*. Già allora il negozio del “lampista”, come lo definisce Carlo Cresti nel** suo studio dedicato all’argomento, era esposto un nutrito e scelto campionario di mobili e di oggettistica Art Nouveau e Jugendstil, nomi con cui il movimento era noto in Francia e in Germania. E non solo, è molto ampio il numero dei fabbricati giunti fino a noi, nonostante molti purtroppo siano stati perduti perché abbattuti, tra i quali anche realizzazioni dell’architetto Giovanni Michelazzi (1879-1920) uno dei maggiori e creativi rappresentanti che legò il suo nome a progetti architettonici di prestigio nel nuovo stile o ad esso assimilabili: il villino di viale Michelangelo, il villino Ventilari in viale Mazzini e il villino “La Prora” in via Guerrazzi. E non per ultime sono da segnalare le prestigiose affermazioni dei prodotti de l’”Arte della Ceramica” delle manifatture Chini e la medaglia d’argento di Girard e Cutler per i mobili d’arredamento alle Esposizioni di Torino del 1898 e di Parigi del 1900.
Di tanto patrimonio e artistico e architettonico, cosa possiamo ancora “vedere”?
in posizione sopraelevata colpisce il visitatore con la sua chiara facciata e la struttura architettonica, anche del quadrato campanile, che non appartengono allo stile romanico: le prime documentazioni la menzionano nel 1085 e nel 1170 quando diviene Collegiata, ma i rimaneggiamenti subiti ne hanno modificato l’aspetto … Continua
Uno stretto viale alberato con due filari di cipressi accoglie il visitatore che sale verso la sommità della collina dove sorge Torri. Il piccolo centro si apre con una porta ad arco che immette in uno slargo che si ricongiunge a se stesso per una stradicciola circolare che segna il percorso dell’antica cerchia muraria. In un primo momento non è facile individuare l’ubicazione della chiesa di Santa Mustiola che occupa con il suo lato meridionale il margine a destra di un corridoio al quale si accede da un una volta ad arco. È evidente che il borgo si sia sviluppato attorno alla sua abbazia. Sì, perché si trattava di un’abbazia che conserva oggi solo la chiesa e al suo interno uno splendido chiostro …Continua Nella val di Merse: il chiostro di Santa Mustiola a Torri
La terra di Toscana vanta sin dall’antichità una notevole abbondanza e varietà di acque minerali tanto che, ai tempi di Augusto, Vitruvio scriveva che superava da sola tutte le altre d’Italia. Molte delle località termali conosciute ai tempi dei Romani ripresero la loro attività e nuovi centri nacquero lungo la grande via di comunicazione detta Francisca o Francigena o Romea, come tutte le vie attraverso cui i pellegrini raggiungevano le tre principali mete: Gerusalemme, Compostella e Roma. La crescita del villaggio fu quindi logica conseguenza e la bella piazza con la grande vasca che ancora oggi possiamo ammirare fu descritta a partire dal 1334: la fonte era divisa in due parti con un portico a riparare i bagnanti dalla pioggia e separata per i maschi e per le femmine e l’invaso era circondato da palazzi e osterie e dotato di una cappella. Le cronache tramandano che l’acqua dei bagni fu usata da illustri personaggi: Lorenzo il Magnifico, Caterina da Siena e Pio II. … Continua a leggere Bagni termali lungo la via Francigena
Le tre direttrici principali fra Firenze e Bologna
Antichi percorsi tra Bologna, Firenze e Arezzo
a cura della Redazione
Fin dall’epoca etrusca esisteva la necessità di mettere in comunicazione il Valdarno e la Val Padana fino all’importante porto di Spina sull’Adriatico. Con la conquista romana la necessità di rapide comunicazioni transappenniniche divenne essenziale e fin da allora possiamo ipotizzare che esistessero almeno tre vie principali fra Bologna, Fiesole e il guado dove sorgerà Firenze alla metà del I secolo a.C.. Vennero costruite a partire dal II secolo a.C. e sono testimoniate da vari reperti archeologici e da accurati studi topografici e toponomastici, oltre a qualche vaga notizia presente in Tito Livio e Cicerone. Le tre direttrici principali si distribuivano poi in vari rami secondari che raggiungevano diverse località. Da ricordare che all’epoca esisteva Fiesole ma non Firenze e pertanto il tracciato stradale si diramava in varie direzioni verso centri più importanti come … Continua
Una chiesa romanica a tre navate, le due laterali aggiunte successivamente, absidata, forse dotata di una loggia antistante demolita: siamo a Cetica in Casentino.
Superato il passo della Consuma, una bella strada scende verso la valle segnata da vari tributari minori dell’Arno. Si prosegue verso Poppi e ci si immette nella strada che passando per Strada raggiunge poi Cetica, i Bagni di Cetica e quindi il Pratomagno. ...Continua
Dal Passo del Cerreto un sentiero agevole di circa quaranta minuti ci conduce al Passo dell’Ospedalaccio.
Incuriosisce il dispregiatovo: in effetti il passo era detto in precedenza Passo delle Centocroci e nei pressi era presente uno spitale, di cui non resta traccia visibile, che gli studiosi hanno individuato e riconosciuto in quello medievale di San Lorenzo che accoglieva i numerosi viandanti che se ne servivano lungo la via di transito tra la pianura e la costa. Quando però la viabilità si spostò, seguendo direttive diverse, il luogo fu abbandonato e con esso l’ospitale che forse per il degrado assunse il dispregiativo che ancora oggi designa il luogo.
Meno conosciuto del Cerretano e del Pranda, anche il Padule merita una visita per il panorama in cui è incassato, il giro delle sue sponde, a mezza costa o lungo le rive, la presenza delle “ghiacciaie” e di un’antica strada lastricata, ne fanno una meta gradevole e un’escursione non difficile per tutti. Si legge lungo il percorso che il ghiaccio dell’ospedale di Fivizzano, per uso terapeutico, veniva proprio da queste ghiacciaie. Interessante la descrizione relativa alla formazione e alla conservazione del ghiaccio medesimo. Oggi è difficile individuarle proprio perché la costruzione di quella che prende il nome di pseudovolta è ormai crollata: la formazione del ghiacchio avveniva sbarrando le acque del fiume Rosaro con un argine di sassi, zolle erbose e terra. Con il freddo l’acqua stagnante si trasformava in ghiaccio che veniva spezzato in tanti blocchi e conservato appunto nelle ghiacciaie realizzate con muri a secco le cui pietre progressivamente aggettanti verso l’interno ne costituivano una pseudovolta.