Da: Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

Dal ferro che in gran copia si toglieva da molte parti dell’isola e si trasportava sulla riva del mare nella località più comoda e più accessibile, ebbe fino da tempo remoto il nome di Ferraio o Ferraia e poi di Porto Ferraio, il villaggio che dette poi origine all’attuale città.
Esso apparteneva ne’ bassi tempi ai vescovi di Populonia; più tardi insieme a tutta l’isola passò sotto il dominio dei Pisani e vi si mantenne fino al 1399, epoca nella quale costituita da Gherardo d’Appiano la Signoria di Piombino, anche l’isola dell’Elba venne a far parte di quel piccolo Stato. Non ebbe l’isola fino al xv secolo centri di grande importanza; ma dei castelli sparsi in diversi punti e fortificati in modo da potere accogliere la popolazione sparsa e resistere alle scorrerie de’ pirati ed agli attacchi delle milizie di altri stati.
Ferraio era il punto più interessante dell’isola dal lato commerciale; ma l’importanza sua cominciò nel 1548, quando una parte dell’isola che aveva per centro quel porto venne acquistata da Cosimo I de’Medici.
Il Granduca volle dare alla Toscana una importanza militare marittima di prim’ordine, creò un numeroso ed agguerrito naviglio e questo luogo favorito in modo straordinario della naturale con formazione della costa, prescelse per farne un porto militare inespugnabile. Egli trovò in Giovan Battista Camorini da San Marino l’architetto militare che seppe indovinare ed applicare i suoi progetti e il lavoro di costruzione della potente piazzaforte, iniziato e condotto con straordinaria energia da un nuvolo di operai, favorito dall’assegnazione di somme che il Granduca profuse con sconfinata liberalità, venne ben presto condotto a termine. Sul colle del Ferraio che domina la spiaggia sulla quale fu impostata la fabbrica della nuova città sorse imponentissima per le sue mura, i suoi bastioni le sue opere militari che si stendevano ad enormi distanze, il potente Forte del Falcone, più a levante s’inalzò l’altra fortezza che per la sua struttura si chiamò Stella, mentre sulla lingua di terra che fiancheggia il porto si creò come gagliarda opera avanzata di difesa, il forte della Linguella. Tutt’ attorno poi alla città che si creava e si popolava di pubblici edifizi e di private abitazioni, si costruiva una cerchia gagliarda di bastioni che da ogni parte la rendevano inaccessibile.

Per quei tempi fu questa la più grandiosa e più potente fra le costruzioni militari d’Europa e Cosimo I recatosi a visitare ciò che per volontà sua era sorto quasi per miracolo, ebbe l’orgoglio d’imporre alla nuova città il nome di Cosmopoli, un nome però che venne poco dopo dimenticato ed abbandonato per quello più antico ed ormai noto di Portoferraio.
La storia di Portoferraio si può dir dunque che cominci col 1548, quando essa divenne il centro di un piccolo territorio che restò chiuso in mezzo ai possessi dei Principi di Piombino e poi della Spagna. Non restarono inoperose le fortificazioni esuberantemente armate di artiglierie, che difendevano Portoferraio, perché nel 1554 e più altre volte nei tempi successivi, le flotte turche e francesi violentemente l’assalirono senza però riuscire che nello scopo di dimostrare l’inespugnabilità della fortezza Medicea.
Non cessarono colla morte di Cosimo I le vicende militari di Portoferraio; ma non mutarono nemmeno le sorti dei risultati, perché tutti i Granduchi ebbero cura non solo di tener sempre ben munite quelle fortificazioni ma di continuo le accrebbero a seconda che l’esperienza dei casi guerreschi ne addimostrava la necessità ed anche a seconda dei progressi che andava facendo l’arte militare.
Ultimi ad esperimentare la potenza delle fortificazioni di Portoferraio furono i francesi, i quali nel 1801, dopo il trattato di Luneville imbaldanziti delle loro vittorie pretesero di espugnarle a viva forza. Ma la città difesa dal presidio e dai suoi abitanti rese vano ogni tentativo e la bandiera dei conquistatori non sventolò sulle mura di Portoferraio altro che quando la pace conclusa ad Amiens obbligò gli strenui difensori ad aprir le porte che essi non avevano lasciato forzare.

A Portoferraio doveva poi, ultimo tra i suoi eventi più luminosi, toccare la sorte di divenir capitale di un nuovo stato, di quel piccolo stato che a Napoleone I, vinto ma non domo, l’alleanza delle potenze europee aveva quasi in atto di scherno assegnato e che egli tenne dal maggio del 1814 al febbraio del 1815, per andar poi incontro a nuove avventure rapidamente troncate della catastrofe di Waterloo.
In quello stesso anno Portoferraio e tutta l’isola dell’Elba tornarono a far parte del Granducato Toscano.
L’industria delle miniere, la prosperità agricola dell’isola, il commercio di esportazione si sostituirono a poco a poco nella graziosa città alla severa austerità del militarismo ed oggi Portoferraio non ha che i ricordi della sua formidabile potenza.
Si diceva per il passato, che dopo Malta, Portoferraio era il porto militare meglio difeso e più adattato per accogliervi una flotta e per resistere a qualsiasi attacco. Oggi le fortificazioni che appariscono colla linea immensa dei loro bastioni sui colli sovrastanti alla città e lungo la riva del mare, non sono che monumenti d’architettura militare che valgono come elementi di studio, di tempi e di costumi ormai tramontati.
Resta la massa pittoresca di quelle mura che recingono l’abitato di questa cittadina linda, pulita, brillante, gaia, nonostante questa esuberanza di materiali guerreschi.