un contributo di Vincenzo Benvenuti

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Pontassieve, fino alla costruzione dell’autostrada del sole e della direttissima, è stato il passaggio obbligato tra Nord e Sud Italia e viceversa, questo soprattutto nell’antichità: la maremma non era percorribile a causa della malaria. Gli Etruschi furono i primi a costruire un ponte sulla Sieve; il ponte, dopo la conquista romana, assunse il nome di ponte di Vico. Vico, in latino, significa “paesino di campagna”, il ponte è pure chiamato “ponte di Annibale”, di sicuro il cartaginese deve, per forza, essere passato da qui. Per chi volesse vedere i resti del ponte (corpo di guardia romano) si trovano in via Colognolese all’altezza del mulino di Vico. La  strada etrusca saliva a S.Piero a strada (il toponimo dice tutto) e si riuniva a Monterifrassine con l’altro tratto che saliva da “Plebis Veteri” (Pievecchia) e quindi con un tragitto collinare (Doccia, Santa Brigida) arrivava a Fiesole. Nel 180 a.C. i romani costruirono la Cassia Vetus, strada che avrebbe permesso di movimentare più celermente l’esercito romano. La Cassia Vetus scendeva da Nepotium (Nipozzano) sulla via oggi detta del “Tirolo” arrivava a via della Farulla  e da qui al nuovo ponte (alla stretta del Fossato), il ponte è sempre stato chiamato “ponte Maggio”. Da qui la strada proseguiva lungo la Sieve e quindi lungo l’Arno per arrivare al Colombaiotto: gli studiosi hanno sempre concordato con questo percorso, ma non ci sono mai stati ritrovamenti che confermassero questa ipotesi.

Un tratto della Cassia antica

Oggi questa non è più un’ipotesi: ho ritrovato un selciato stradale, molto antico, lungo la pista ciclabile sull’Arno, ho ripulito un pezzo ed ho avvertito l’Amministrazione Comunale. Si tratta di valutare l’antichità del selciato, pur se non romano, ma medioevale, conferma il passaggio di una strada proprio dove si presumeva che passasse la Cassia Vetus. La strada diventò, con la costruzione di Firenze ad opera dei soldati di Giulio Cesare, 50 a.C., la via principale di collegamento con il Nord Italia e per secoli fino alla costruzione della Cassia Nova nel 123 d.C. rimase l’asse di collegamento Nord-Sud. In seguito la strada perse la sua importanza quando, nel 1363, i fiorentini decisero di fortificare il loro presidio a Ponte a Sevis, costruirono Castro Sancti Angelis e quindi lo collegarono verso Firenze (via G. Reni) con il ponte sulla Sieve (via Ghiberti). Il nome del ridotto (così lo definisce Matteo Villani nella “Cronica”) viene dalla chiesa che era all’interno del vecchio presidio: S.Angelo a Sieve dentro le mura; era così detta poiché esisteva pure S.Angelo a Sieve  fuori le mura che era la cappella della famiglia Filicaia. La chiesa di S.Angelo dentro le mura fu poi dedicata a S.Michele Arcangelo e riconsacrata il 14 novembre 1313 dal Vescovo Antonio Orsi.

Le foto del selciato stradale ritrovato

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