Vicolo del Giglio da via delle Oche
Vicolo del Giglio da via delle Oche

Concludiamo la breve rassegna sui vicoli di Firenze proponendone ancora due: il Vicolo del Giglio e il Vicolo del Porco.

Il primo è chiuso da tre cancelli, il secondo è scomparso dopo le ricostruzioni per Firenze capitale.

Il Vicolo del Giglio che è lungo circa 100 metri, ha due possibili accessi perché dopo lo slargo nella piazza omonima si dirama da una parte verso piazza Santa Elisabetta e dall’altra verso via delle Oche: si raggiunge la piazza passando sotto la volta della Pagliazza.

L’odierna piazza del Giglio in origine era detta della Cella del Fico e prendeva il nome, come  spesso accadeva, dalla mescita che aveva come insegna una frasca di fico. Il nome attuale potrebbe essere attribuito o all’insegna di un albergo o alla famiglia che portava questo nome. La toponomastica conserva nel modo di chiamare le strutture e le vie cittadine o le zone limitrofe tanta storia che spesso non è facile ricostruire, ci piace pertanto aprire due digressioni relative al nome della Torre detta della Pagliazza e al termine Giglio, fiore simbolo di Firenze.

Il vicolo dall'alto con Piazza del Giglio
Il vicolo dall’alto con Piazza del Giglio
Vicolo del Giglio, accesso da Via del Corso
Vicolo del Giglio, accesso da Via del Corso

La torre derivava il suo nome dal fatto che dal XIII secolo venne adibita a carcere e  i condannati che vi erano alloggiati dormivano sulla paglia, da cui “pagliazza”.

Il giglio di Firenze conosciuto in botanica con il nome Iris Alba Florentina veniva in volgare appellato “ghiaggiuolo” per il suo colore bianco-azzurro che lo rendeva simile al ghiaccio, trasformandosi nell’uso in giaggiolo. L’appellativo Giglio quindi poteva riferirsi anche a questo fiore come via del Fiordaliso era sicuramente riferito al fleur de lis, ovvero al giglio, oppure in questa zona della città ne nascevano spontaneamente come nelle campagne. E ricordiamo che in origine nel gonfalone il suo colore era bianco su fondo rosso e solo successivamente divenne rosso a fondo bianco.

Torniamo nel vicolo: prima di entrare in piazza Santa Elisabetta troviamo a sinistra un tabernacolo in cotto che raffigura una Madonna col Bambino, quindi superata la volta, si sbocca nella piazza con la sua torre cilindrica della Pagliazza presumibilmente perché fondata su una preesistente base circolare delle antiche terme romane di età imperiale.

Torre della Pagliazza in Piazza Santa Elisabetta, luogo ove sorgevano le terme
La Torre in Piazza Santa Elisabetta,  dove sorgevano le Terme e la volta della Pagliazza
La targa marmorea indica il vecchio toponino degli Adimari oggi via dei Calzaioli
La targa marmorea indica il vecchio toponino degli Adimari oggi via dei Calzaioli

Il Chiasso del Porco fa invece parte dei vicoli scomparsi. Si apriva da via dei Calzaioli a via Roma spezzato in due tronconi: la parte con accesso da via Calzaioli terminava senza sbocco, secondo alcuni studi però si diramava a sinistra verso la piazza degli Adimari da una parte e verso via Roma dall’altra. Questa seconda diramazione sarebbe potuta appartenere ad un chiassuolo di uso privato. Difficile e spesso imprecisa la ricostruzione di queste viuzze scomparse: in una mappa della prima metà dell’Ottocento, il chiasso era unico da via dei Succhiellinai, oggi via Roma,  a via degli Adimari, oggi via dei Calzaioli. Il nome gli derivava ancora una volta da un’osteria che esponeva sull’insegna una testa di maiale e pare fosse anche molto rinomata dai buongustai. Se volessimo trovarne traccia nella struttura attuale dovremmo recarci in via dei Calzaioli e immaginarne l’ingresso a lato della torre, una delle superstiti delle tante in città, della famiglia degli Adimari.

Antico accesso al vicolo del Porco da via dei Calzaioli oggi occupato da un negozio
Antico accesso al vicolo del Porco da via dei Calzaioli oggi occupato da un negozio

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Lamberto Salucco, Strade scomparse di Firenze, EDIDA, 2013