di Salvina Pizzuoli

Procediamo lungo la statale 63 e, subito dopo aver lasciato il borgo medievale di Verrucola, in direzione Passo del Cerreto, nostra meta finale, incontriamo a destra della strada la bella e antica pieve. che deve, come tutte le pievi, la sua edificazione proprio al fatto di essere in prossimità di importanti vie di comunicazione, le grandi vie di comunicazione viciniori che portavano, attraverso passi appenninici, alla valle del Serchio, a Parma e a Piacenza.

Documentata per la prima volta nel 1148,  è infatti menzionata nell’elenco dei territori sottoposti al vescovo di Luni.

Ha subito nel tempo vari interventi a trasformazione o restauro  sia nel corso del ‘500  e soprattutto dopo il terremoto del 1920: dell’edificio originario, datato XII secolo, mantiene la struttura romanica a tre navate, l’abside maggiore e gli splendidi capitelli che ne ornano le colonne a sostegno degli archi a tutto sesto dell’articolazione a tre navate. Tutti diversi, ricordano quelli di Codiponte tanto da far presumere una realizzazione ad opera di maestranze longobarde e dell’arte carolingia. Gli elementi di decoro dei capitelli sono infattio fiori, margherite a sei petali, girali, cerchi concentrici, racemi e figure enigmatiche tra cui la sirena bicaudata, l’orante, il lottatore e le fiere.

Ma procediamo dall’esterno all’interno.

Una facciata a capanna tipica della struttura romanica, reca in alto una bifora, mentre il portone d’ingresso si contraddistingue per un doppio portale ad arco uno prospicente l’altro più interno. Accanto il campanile di forma quadrangolare.

L’interno a tre navate è dominato dalla grande abside che si apre nel presbiterio, affiancata da due minori. All’esterno è più visibile la differenza tra le tre: quella centrale è decorata da archetti pensili figurati e da monofore a doppio strombo.

All’altare si accede con tre gradini ed è dominato da un grande Cristo in croce.

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