Le leggende sul ponte a Ghifenti o della Maddalena, detto del Diavolo

“Posa su 4 piloni con tre arcate a sesto acuto e con angusta carreggiata. L’arco di mezzo sporge acutissimo, e costituisce una parabola, la di cui corda oltrepassa 100 braccia. La Lima un miglio innanzi di sposarsi al Serchio, entra nel territorio di questa Com. lungo la strada provinciale di Garfagnana, là dove il fiume passa sotto il ponte di Ghifenti che dal vicino villaggio (ad confluentem) ebbe nome”
Così il Repetti nel ”Dizionario Geografico storico della Toscana” descrive la località in cui si situa il ponte di Ghifenti conosciuto anche come ponte della Maddalena e come Ponte del Diavolo. Se il primo toponimo risente della caratteristica geografica legata alla confluenza della Lima con il Serchio, il toponimo nasceva infatti come ad Confluentem trasformato nell’uso in Confluenti e successivamente in Ghifenti, gli altri due sono invece meno spiegabili. Siamo in lucchesia e precisamente a Borgo a Mozzano. Il culto della Maddalena in realtà era molto diffuso nella zona e pertanto non stupisce l’appellativo con cui il ponte verrà indicato a partire dal XVI secolo probabilmente legato alla presenza di un oratorio dedicato alla santa che sorgeva alla base del ponte; la denominazione “del Diavolo” ha invece dato adito da tempi lontani a interpretazioni leggendarie, una molto diffusa, l’altra meno ma che hanno avuto maggior fortuna del toponimo geografico originario e che si sono decisamente impresse in modo determinante nella memoria delle popolazioni residenti.

Fu fabbricato nel lontano XI secolo, alcuni ritengono voluto dalla contessa Matilde di Canossa e poi restaurato dalle fondamenta nel XIV secolo, e più precisamente alcune fonti indicano intorno al 1322-24, ad opera di quel prode condottiero che fu Castruccio Castracane degli Antelminelli per collegare le due sponde e per favorire la viabilità in direzione Bagni di Lucca, località rinomata sin dall’antichità per le sue benefiche acque termali.
La leggenda più nota e diffusa racconta che il mastro chiamato a compiere l’opera, messo in difficoltà dall’arduità del progetto, avesse deciso per non rimetterci il nome e la fama, di affidarsi al diavolo: chiamatolo in soccorso, quest’ultimo accorse prontamente ed edificò in una notte il ponte con le sue magnifiche arcate. Ma si sa che belzebù non fa né regalie né opere di bene, pertanto pretese in cambio l’anima di colui che per primo o per prima avesse attraversato il magnifico manufatto. Pentitosi il mastro decise di chiedere consiglio a San Frediano, allora vescovo di Lucca, che gli suggerì una soluzione davvero santa: far passare sul ponte un animale. Su quale esemplare avesse per primo attraversato il ponte differiscono le versioni oltre che su altri particolari, com’è tipico delle leggende che si rispettino: c’è chi parla di un cane randagio, altri di un porco. Fatto si è che comunque il diavolo venne gabbato e il suo lavoro non ripagato. Per l’offesa si gettò quindi dal ponte e sparì nelle acque del fiume.

Ci sono altri ponti che si fregiano di questo appellativo in varie parti d’Italia, ma quello sul fiume Trebbia, in val di Bobbio, ha anche una leggenda molto simile sulla sua costruzione in comune a quello in Garfagnana.

Le leggende si sa sono come le ciliegie e così una leggenda collegata alla prima racconta che il diavolo non si fosse rassegnato e che aspettasse sotto le arcate del ponte l’anima da carpire e che un bel giorno una donna, bella ed elegante, sporgendosi dalle spallette perdesse in acqua le sue gioie tanto importanti e di valore anche affettivo. Il diavolo pensò fosse arrivata l’ora del suo riscatto e decise di proporre uno scambio alla donna che non cedette neanche alla richiesta di vendergli l’anima del marito. Così per la seconda volta al diavolo fu impedito di conquistare quell’anima che già tanto tempo prima aveva perso: così Bartolomeo di Monaco racconta nella pagina intitolata appunto “Il ponte del Diavolo” con dovizia di particolari e raccolta in “Leggende Lucchesi”.
Oggi possiamo ammirare le splendide arcate che si elevano con minor spicco sulle acque correnti del Serchio incatenato e bloccato poco più a valle, ma che conservano intatta tutta la solo suggestiva coreografia. Andate ad ammirarlo, e forse qualcuno avrà anche il coraggio di attraversarlo nella sua angusta carreggiata nonostante le leggende.
