di Salvina Pizzuoli

Orbetello, il Duomo
Orbetello, il Duomo

Siamo davanti alla bella facciata del Duomo e restiamo ammirati dalla sua elegante composizione: attraggono subito l’attenzione il grande rosone e il magnifico portale che nell’architrave porta un’iscrizione antica.

Hoc opu(s) co(m)positum fuit tempore magnifici D(omi)ni Nicholai de Ursinis Nolani palatini comitis atque Soleti nec non Guidonis Bertuldi(que) comitum nepotum suorum currentibus tunc anno Domini M.CCCLXXVI indictione XIIII. (Quest’opera fu composta al tempo del magnifico Signore Niccolò Orsini, conte palatino di Nola e di Soleto, e anche dei conti Guido e Bertoldo suoi nipoti, correndo allora l’anno del Signore 1376, quattordicesima indizione  ovvero il ciclo di 15 anni utilizzato nei documenti medievali per la datazione)

Più precisamente lo storico ottocentesco Emanuele Repetti documenta la riedificazione della chiesa di Santa Maria Assunta e scrive nel suo Dizionario alla voce Orbetello relativamente alla chiesa di Santa Maria Assunta ovvero il Duomo della città: “Il conte Niccola figlio del Conte Guido Orsini e della contessa Anastasia Aldobrandesca-Montfort rifabbricò in  Orbetello nell’anno 1376 la vasta chiesa priorale di S.  Maria Assunta, cui concorsero i di lui nipoti conti Guido e Bertoldo, siccome apparisce dall’iscrizione posta nell’architrave della porta maggiore di quel tempio”.

Procediamo con l’analisi degli elementi architettonici che ne caratterizzano la facciata, un vero gioiello del periodo.

La facciata trecentesca risulta ripartita in tre ordini diseguali da due cornicioni orizzontali, culminando in un timpano fortemente slanciato di chiara matrice tardo-gotica. Elementi architettonici di spicco dell’intera composizione sono il rosone e il ricco portale.

Orbetello, il Duomo
Orbetello, il Duomo

Quest’ultimo, a sesto acuto finemente scolpito,  è costituito da un profondo sguancio creato dalle colonnine tortili che si alternano ad altre lavorate a punta di diamante e a rosette, convergenti poi nella parte alta dell’archivolto.
I pilastrini laterali sono istoriati: a sinistra mostrano una figura umana alla base — è stata interpretata come Eva (madre dei viventi) o Adamo — dal cui corpo si diparte un fitto intreccio di tralci letto come simbolo della conoscenza del bene e del male, della connessione tra cielo e terra, tra umano e divino.
A destra gli stessi tralci trovano origine da un vaso.
Da sottolineare nello stipite a destra in alto un leone con una melagrana; l’immagine associa la forza e la regalità del leone al simbolismo della melagrana, legato al passaggio tra la vita e la morte. sempre a sinistra, tra le colonnine, in alto è raffigurato lo stemma civico più antico finora noto della città di Orbetello, datato proprio al 1376: un leone rampante nell’atto di ghermire un muggine (o cefalo) con una fiocina — il leo fulcinans piscem, con una chiara allusione alla vocazione lagunare e alla tradizione peschereccia della città.

Orbetello, il Duomo

Orbetello, il Duomo
Lo stemma della città di Orbetello

Il Rosone

Sopra il portale si apre il rosone, un vero e proprio fiore di pietra a dieci petali che si dipartono dalla croce centrale. Un’ulteriore cornice ne amplia i contorni ed è  decorata con losanghe e teste scolpite tutte diverse: quella centrale raffigura Carlo Magno attorniato da regine, principesse, dignitari, vescovi ed abati.

Orbetello, il Duomo

Perché Carlo Magno si trova qui?

Secondo una leggenda legata all’anno 805, l’imperatore Carlo Magno riuscì a conquistare la vicina roccaforte di Ansedonia grazie all’intercessione miracolosa di una reliquia. Per ringraziare la Chiesa, l’imperatore donò Orbetello e le terre della Maremma ai monaci dell’Abbazia delle Tre Fontane di Roma.
A chiudere la splendida composizione è la nicchia in alto, che ospita un busto lapideo la cui identità è incerta: per alcuni rappresenta Dio Padre (o Cristo) benedicente, posto a protezione della sacralità e della bellezza dell’opera; per altri si tratta invece di San Benedetto, per suggellare la dipendenza storica e feudale della chiesa dall’Abbazia delle Tre Fontane.

L’interno

Rimaneggiata nel tempo la chiesa ne porta i segni all’interno. Tra le opere che l’arredano e l’arricchiscono, datate prevalentemente intorno al XVII secolo, ci soffermiamo davanti ad un elemento interessante a livello storico e artistico:  la grande lastra marmorea altomedievale posizionata come paliotto dell’altare maggiore: il paliotto, ovvero il rivestimento decorativo che copre la parte anteriore di un altare, nome assunto in seguito al suo nuovo e definitivo posizionamento.

Orbetello, il Duomo


Frutto di un casuale ritrovamento nell’8 giugno 1964 durante i lavori di ripristino del vecchio altare barocco del Crocifisso, dove era stato reimpiegato al rovescio. Inizialmente custodito nella Cappella di San Biagio, dal settembre del 2000 ha trovato la sua collocazione definitiva nel presbiterio. In origine l’opera non era un paliotto, bensì un pluteo (una lastra divisoria presbiteriale)
L’insieme della configurazione ha le caratteristiche del tipico ornamento longobardo e fa datare la realizzazione della lastra tra la fine dell’VIII e gli inizi del IX secolo d. C.  Il manufatto marmoreo è scolpito a rilievo con un sistema a griglia: composto da un totale di 24 formelle ripartite su tre file con  otto soggetti cadauna, istoriate all’interno e tutte delimitate da un nastro tricordonato (o nodo vimineo), un nastro intrecciato a tre cordoni, e racchiude simboli fitomorfi e zoomorfi dal profondo significato teologico: tra le trame si riconoscono chiaramente figure di uccelli, serpenti e creature fantastiche come l’unicorno.

Orbetello, il Duomo
“Madonna col Bambino tra i Santi Pietro e Paolo”, un’opera del XV secolo all’interno del Duomo

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