Ovvero la descrizione fra realtà e leggenda del territorio della Gallia Cispadana in gran parte corrispondente all’odierna Emilia Romagna a sud del fiume Po.

Strabone fu un geografo e storico greco vissuto nel I° secolo a.C. autore della Geografia, monumentale opera descrittiva delle regioni europee e mediterranee.

Le popolazioni cispadane occupano tutta la regione circondata dagli Appennini e verso le Alpi fino a Genova e Sabata (Vada Sabatia).

La maggior parte di questo territorio era occupata dai Boii, dai Liguri, dai Senones e dai Gaezatae, ma da quando i Boii sono stati cacciati, e da quando i Senones e i Gaezatae sono stati eliminati, vi sono rimaste solo tribù liguri e colonie romane. I Romani, tuttavia, si sono mischiati con gli Ombrici e, in alcuni luoghi, coi Tirreni, siccome ambedue queste tribù, prima dell’espansione romana, erano in competizione fra loro per la supremazia e, siccome li divideva soltanto il corso del Tevere, potevano facilmente traversarlo e attaccarsi l’un l’altro. E se, come suppongo, uno dei due popoli andava in guerra contro un terzo, l’altro sentiva il bisogno e trovava ogni scusa per fare lo stesso.

Quando i Tirreni inviarono un esercito fra i barbari che vivevano attorno al Padus ed ebbero successo, poi, a causa della loro vita agiata furono cacciati, gli Ombrici organizzarono una spedizione contro quelli che avevano cacciato i Tirreni. In seguito i due si contesero gli insediamenti facendone alcuni tirreni e alcuni ombrici, ma per la massima parte ne fecero di ombrici data la contiguità del loro territorio con questo.

Frontespizio del Rerum geographicarum di Strabone in un’edizione del 1620

I Romani, dopo aver preso il controllo e aver inviato coloni in diversi luoghi, si adoperarono a conservare i coloni precedenti e, anche se attualmente i coloni sono tutti romani, essi vengono chiamati alcuni ‘Ombri’ e alcuni ‘Tirreni’, come nel caso degli Eneti, dei Liguri e degli Insubri.

In Cispadana e presso il Padus vi sono alcune città famose: prima di tutte Placentiae Cremona, molto vicine l’una all’altra, circa nel centro della regione, dopo, fra queste e Ariminum, vi sono Parma, Mutina e Bononia (quando siamo a Bononia Ravenna è vicina), fra queste vi sono sparse altre città più piccole che si trovano lungo la strada per Roma – mi riferisco a Ancara (Agkara), Regium Lepidum, Macri Campi dove si tiene una festa pubblica annuale, poi Claterna e Forum Cornelium. Poi viene Faventia e Caesena , presso il fiume Sapis e il Rubicone dove, finalmente, siamo alla periferia di Ariminum.

Ariminum è un insediamento degli Ombri, come Ravenna, anche se ambedue hanno ricevuto coloni romani. Ariminum ha un porto e un fiume dello stesso nome (ora Marecchia). Da Placentia ad Ariminum la distanza è di 1300 stadi. Oltre Placentia, verso il confine della terra di Cottius, 36 miglia distante, è Ticinum (e il fiume dello stesso nome che scorre attraverso la città per entrare nel Padus); inoltre, lungo una strada che corre lateralmente si trovano Clastidium, Dertona e Aquae Statiellae. Ma la via diretta per Ocelum (Avigliana), scorre lungo il Padus e il Durias, per la maggior parte su scarpate, siccome oltre a questi due vi sono numerosi altri fiumi da traversare, fra i quali la Druentia, per una distanza di circa 60 miglia. Qui iniziano le Alpi ela Celtica. Presso quelle montagne che sono sopra Luna vi è una città, Luca; anche se alcuni qui vivono solo in villaggi, la regione ha una grande riserva di uomini e la maggior parte dei soldati provengono da qui, così come la maggioranza degli uomini di rango equestre dai quali il Senato trae i suoi membri.

Il geografo Strabone

Dertona è una notevole città, situata a metà strada fra Genova e Placentia, vi sono 400 stadi di diastanza da ambedue, ed è questa la strada lungo la quale si trova Aquae Statiellae. Ho già menzionato la distanza fra Placentia e Ariminum. E’ possibile anche viaggiare da Placentia, per il Padus, fino a Ravenna , occorrono due giorni e due notti. Anche una notevole porzione della Cispadana era ricoperta di paludi (traversate con difficoltà da Annibale nella sua avanzata verso l’Etruria), ma Scauro (M.Aemilius Scaurus, 163-89 a.C.) drenò la pianura tagliando canali navigabili dal Padus fino a Parma. Vicino Placentia il Trebia entra nel Padus e prima di questo molti altri fiumi che lo riempiono considerevolmente. Questo Scaurus è l’uomo che costruì la Via Aemilia che corre attraverso Pisa e Luna, fino a Sabata e quindi Dertona. Vi è però un’altra Via Aemilia, la continuazione della Flaminia. Marcus Lepidus e Gaius Flaminius erano consoli assieme (187a.C); dopo aver soggiogato i Ligures, quest’ultimo costruì la Via Flaminia, da Roma, attraverso la Tirrenia e l’Ombricia, fino alle vicinanze di Ariminum, il primo costruì la strada seguente, che corre fino a Bononia e da lì, lungo le pendici delle Alpi, circuendo le paludi, fino ad Aquileia.

Il confine di questo paese che chiamiamo Celtica Cisalpina, -ossia il confine fra questa e l’Italia- era un tempo costituito da quella porzione dell’Appennino che rimane oltre la Tirrenia, quindi il fiume Aesis, ma più tardi dal Rubicone; ambedue questi fiumi si riversano nell’Adriatico.

L’opulenza della regione si evidenzia per il numero degli uomini che possiede, le dimensioni e la ricchezza delle sue città, in questa parte del mondo i Romani hanno sorpassato il resto d’Italia. Non solo la terra coltivata rende grandi quantità di frutti di ogni sorta, ma le foreste danno ghiande in tale quantità che Roma è alimentata principalmente dalle mandrie di suini che da qui provengono. Il raccolto di miglio è pure eccezionale in quanto il terreno è ben irrigato; il miglio costituisce la migliore garanzia contro la carestia perché resiste bene al maltempo e non fallisce mai, anche quando gli altri grani scarseggiano.

Il paese ha anche una straordinaria produzione di pece; per quanto riguarda il vino la quantità è indicata dalle dimensioni dei ‘pithoi’, quelli di legno (i tini) sono grandi come case; la grande quantità di pece disponibile è utile per impeciare bene orci e tini.

Per la lana, quella più morbida è prodotta nella regione attorno a Mutina e lungo il fiume Scultenna, la migliore lana che vi sia; quella più rozza viene dalla Liguria e dal paese dei Symbri, dalla quale derivano la maggior parete degli indumenti degli Italioti; quella di qualità media proviene dalla regione attorno a Patavium con la quale si producono costosi tappeti, coperte e altri prodotti del genere che sono di lana da un lato o da ambedue. Per le miniere esse non vengono attualmente in attività come lo erano in passato – forse perché quelle nei paesi dei Celti Transalpini e in Iberia rendono meglio; in passato, tuttavia, esse erano seriamente sfruttate, infatti vi era una miniera d’oro perfino a Vercelli. Vercelli è un villaggio vicino Ictumuli -anch’esso un villaggio-, ambedue si trovano vicini a Piacenza. Questa è dunque la mia descrizione della Prima Parte dell’Italia. (Strabone, Geografia, V, I, 10-12)

L’articolo è tratto da Giovanni Caselli, Viaggio nell’Italia romana.

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