Il Rinascimento fiorentino e l’era dei Medici dal mito alla realtà (parte seconda)


di Giovanni Caselli

Campagna toscana – La cavalcata dei Magi, particolare (Benozzo Gozzoli 1459)

Dopo la peste nera del 1348 e durante la sue continue recrudescenze degli anni successivi, si ebbe una notevole espansione della pastorizia e le transumanze divennero indispensabili, quindi organizzate da apposite leggi che regolavano i movimenti degli animali, stabilivano quali dovessero essere le strade di transito ed i metodi per l’assegnazione dei pascoli. Siena si accaparrò l’esclusiva dei pascoli di Maremma creando una istituzione che durante il XV secolo divenne il Monte dei Paschi di Siena, mentre i pascoli montani che originariamente erano nelle mani delle varie aristocrazie comitali passarono gradualmente nelle mani di Firenze, Arezzo e Pistoia o dei monaci camaldolesi.
La diffusione e il fiorire delle “parrocchie” (nome che in greco significa “comunità di stranieri”) fra VI e X secolo, sta ad illustrare come avvenne il ripopolamento dell’Italia resa praticamente deserta dalle guerre greco gotiche e dall’invasione longobarda.
L’afflusso di orientali nelle città toscane dal VI secolo in poi diede luogo ad una notevole presenza di mercanti, artigiani ed artisti che continuò a crescere anche dopo la fine dell’iconoclastia nel IX secolo. Artisti di scuola bizantina si insediarono nelle città dell’Italia centrale in particolare dove la presenza di levantini era maggiore.
Cimabue, che arrivò a Firenze da Roma, era con tutta probabilità un greco e non un nativo
di Firenze, dato che in Italia non vi è traccia di alcuna scuola dalla quale si possa postulare la provenienza di Cimabue. Orientali erano diversi artisti attivi a Pisa, come ad esempio Nicola Pisano, a Pistoia, a Siena e altrove sul finire del XIII secolo (John White, Art and architecture in Italy 1250-1400, Pelican History of Art, 1993).
Fu questa migrazione di artisti, iniziata con l’iconoclastia a preparare il terreno per la fioritura dell’arte italiana dei secoli dopo il mille. La Toscana attrasse anche artisti che vivevano in varie città europee, infatti, si potrebbe con ragione postulare che Simone Martini (la cui opera più antica a noi nota è del 1313, pur essendo nato nel 1284) fosse originario di Tours e che sia stato attratto a Siena dalla ricca committenza di quella città.

Uno dei più importanti patroni delle arti e l’uomo più emblematico del Rinascimento fu Cosimo de’ Medici il Vecchio. Il senso di colpa derivante dall’accumulo di eccessive ricchezze mediante quella che era a tutti gli effetti usura, conferiva alla Chiesa un forte ascendente nei confronti dei ricchi che non esitavano a spendere in opere d’arte soprattutto ecclesiastica.
L’istituzione della confessione come strumento regolatore del mondo finanziario medievale è stata illustrata da G. Todeschini in Economie urbane ed etica economica nell’Italia medievale, Laterza, 2005.

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