Siamo nei pressi dell’incrocio tra due strade importanti della viabilità toscana:

Cippo di epoca granducale sul crocevia tra la statale 73, la Senese Aretina, e la Strada Regionale 541, la Traversa Maremmana:

segnala l’incrocio e porta il nome del castello che sorge a pochi metri in linea d’aria. Impossibile non notarlo: il cassero si staglia imponente sulla collina dirimpettaia tra la vegetazione che più in basso pare adornarlo. È il castello di Montarrenti, nel comune di Sovicille, che si erge su uno sperone roccioso delle propaggini della Montagnola Senese nella valle del torrente Rosia.

Le cadenti mura del castello di Mont’Arrenti esistono sopra un colle che ha a settentrione il poggio marmoreo di Mont’Arrenti, ed alla cui base da maestro a scirocco scorre il torrente Rosìa, quasi all’ingresso di una gola per la quale il torrente prenominato, facendo gomito costà sotto Mont’Arrenti, volta direzione da scirocco a grecale per attraversare quasi nel centro il gruppo della Montagnola di Siena”

Così lo menzionava il Repetti nel suo Dizionario dove sottolineava che chi mantiene vivo il nome di Montarrenti sono i marmi del suo vicino poggio.

Marmo giallo della Montagnola Senese

La Diocesi di Volterra infatti designava un amministratore delle miniere, tanto da far pensare che la sua importanza in epoca medievale fosse proprio legata all’attività estrattiva, forse dell’argento, o alla presenza di opifici per la lavorazione del ferro lungo il torrente Rosia affluente del Merse le cui acque erano utilizzate come forza motrice e per i mulini e per le ferriere.

Montarrenti, il castello

Tra il XII e il XIII secolo risulta una vera fioritura del sito che assume via via le caratteristiche di un castello: due cinte murarie lo recingeranno, una attorno a due torri e al palatium collocato sulla sommità del colle e l’altra le abitazioni, il tutto protetto da un fossato. Siena ne assumerà il controllo nel XIII secolo quando avrà inizio la lenta decadenza evidente poi nel XIV che, alcuni, attribuiscono all’esaurimento delle miniere. Oggi rimangono solo due torri e resti della cinta muraria e alcuni locali sono divenuti sede dell’Osservatorio astronomico provinciale gestito dall’Unione Astrofili Senesi.

Montarrenti il cassero

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