di Giovanni Caselli

Nel 1968, fui attratto dalla presenza di tracce, a livello del suolo, di un grosso muro, una vera muraglia che correva sulle nude colline che fanno da confine fra i comuni di Bagno a Ripoli e Rignano sull’Arno, subito a nord di San Donato in Collina. Questo crinale, che inizia dall’Arno a Compiobbi, di rimpetto al punto in cui sulla sponda destra del fiume scende una via naturale proveniente da Fiesole, è l’inizio di una lunghissima via naturale che corre sui monti del Chianti proseguendo lungo le colline di Montepulciano e il Monte Cetona per scendere presso il Ponte Gregoriano sul Fiume Paglia dove transita la Via Cassia. Da qui a Roma lo spartiacque è rigorosamente ricalcato dall’antica Cassia romana. Questo Muro, visibile per qualche centinaio di metri, percorreva anche quello che era il confine diocesano fra Fiesole e Firenze e faceva parte di un limes longobardo un avamposto del quale era Montecucco, una collinetta situata a poca distanza dal muro nel territorio di Bagno a Ripoli, abitata sia in epoca etrusca e sede di un castello alto medievale.

L’Offerente statuetta etrusca rinvenuta a Pizzidimonte

Non occorse molto tempo prima che si scoprissero lungo tutto questo tracciato, dall’Arno a Poggio di Firenze, poco oltre San Donato, armi dell’Età del Bronzo, monete greche di Siracusa, un insediamento fortificato abitato dal X al V secolo a.C. Cercai allora di estrapolare dove mi avrebbe portato, quello che io consideravo lo stesso percorso naturale, a nord dell’Arno verso l’Appennino e la Pianura Padana.

Intanto mi accorsi dall’esame delle carte IGM che lo spartiacque era interamente percorso da strade e stradelle che assieme formavano un percorso per Fiesole, l’Olmo, Pratolino, Monte Morello, le Croci di Calenzano e quindi Monte Maggiore sulla Calvana. Naturalmente mi accorsi anche che dal Monte Maggiore si poteva, venendo da nord, scendere in pianura per Pizzidimonte, luogo di ritrovamenti etruschi, a Gonfienti.

Da Fiesole si poteva, oltre che scendere a Compiobbi, scendere a Firenze e guarda caso, raggiungere l’Arno al Ponte Vecchio. Passato l’Arno la direttrice naturale raggiungeva l’Impruneta per risalire sul crinale dei Monti del Chianti a Monte San Michele, dove ritrovava quella da Compiobbi.

Dal Monte Maggiore, seguendo il crinale della Calvana verso nord, si arrivava a La Futa. Da qui, proseguendo, si raggiungeva Monte Bastione, Madonna dei Fornelli, Monte Venere, Monzuno, quindi Monte Adone e su fino a Bologna lungo il crinale Setta-Savena percorso perlappunto, da una antichissima strada.

Direttrici stradali fra Bologna e Firenze

Ritenni di avere in mano la chiave della viabilità protostorica della Toscana quando sulla carta incominciai a tracciare i crinali collinari e le relative strade che li percorrevano ovunque, accorgendomi che tutti questi percorsi di crinale conducevano alle maggiori città etrusche della costa tirrenica e del Lazio, dando un senso logico ed anche economico alla loro stessa ubicazione. Fu allora che per dare un nome a quella che appariva essere la spina dorsale di questo sistema viario la chiamai arbitrariamente Via Tirrenica.

Nel giugno 1978 iniziai l’esplorazione sul terreno dell’intera rete naturale tracciata sulla mappa, per terminarla a Roma nell’estate del 1982, convinto di avere scoperto qualcosa di importante.

Oltre 50 siti preistorici, etruschi e romani furono localizzati nella provincia di Firenze, avendone preventivamente ipotizzata l’esistenza sulla mappa, questo fruttuoso metodo servì a farmi comprendere l’Etruria come area geografica economica e culturale.

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