di Giovanni Caselli

Dicomano, gli scavi

L’area archeologica di San Martino a Poggio – Frascole e il Museo archeologico comprensoriale del Mugello e della Valdisieve rientrano nell’itinerario archeologico della Toscana.

Il territorio di Dicomano è ricco di presenze archeologiche. L’area di Frascole è quella che ha restituito i più consistenti reperti. I numerosi scavi hanno permesso di scoprire, oltre alle fondamenta dell’antica chiesa romanica di S. Martino al Poggio, materiali riferibili dal VI sec. a.C. al I° sec. d. C., nonché il poderoso perimetro quadrangolare di un edificio etrusco, che probabilmente era una struttura difensiva a controllo della strada di transito proveniente dal Casentino. E’ presumibile che l’edificio potesse essere una residenza fortificata (della stessa natura dei castelli medioevali) appartenente ad una grande famiglia gentilizia rurale. Non è comunque da scartare l’ipotesi che tale ritrovamento potesse essere anche un grande tempio in relazione a quei frammenti fittili ritrovati dal Gruppo Archeologico Dicomanese, attualmente conservati nel palazzo comunale di Dicomano. Il ritrovamento più interessante è una stele di tipo fiesolano. Si tratta di un monumento funerario del VI sec. a. C., ben conservato, con una decorazione a bassorilievo, che raffigura una figura maschile barbuta, che può tra l’altro indicare la presenza di un sepolcro tra la frazione di Frascole ed il capoluogo. Sul luogo è da visitare il tabernacolo di S. Martino a Frascole, recentemente restaurato. Prima di arrivare a Frascole si incontra la chiesa di S. Jacopo a Frascole e la Villa di Poggio. La chiesa, pieve dal 1719, è stata ristrutturata nel 1923 e conserva un bel campanile neo-medioevale.

La villa, elegante edificio settecentesco, si compone di una parte centrale sopraelevata e di una raffinata scala a doppia rampa sulla facciata, senz’altro da visitare l’oratorio adiacente, dedicato alla Vergine della Purità.

Cosa si può vedere durante una visita archeologica al sito dei Velasna.
L’area archeologica di San Martino a Poggio offre al pubblico una visita davvero particolare all’interno di un’area archeologica quotidianamente in esplorazione.
Il visitatore che giunge attraverso il sentiero pedonale, incontra per prima cosa i resti della piccola Chiesa di San Martino, costruita alla metà del XIII secolo.
Dietro di essa, si elevano per 3-4 m le mura di un grande edificio etrusco, a pianta rettangolare (32mX12m), diviso nell’interno in tre ambienti, il misterioso “fortilizio” della famiglia dei Velasna, il cui nome è inciso, in caratteri etruschi, su frammenti ceramici o forse invece, si tratta del podio di un grande “tempio etrusco incompiuto”, databile tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C.. Degli Etruschi non si trovano che templi e tombe, invece nessuno si occupa di come campavano , dato che l’economia è alla base della riproduzione. Durante la diffusione dell’Ellenismo si manifestano i rudimenti del capitalismo provenienti dai territori della Battriana e della Sogdiana. Da San Martino a Frascole, o da quel luogo, transitavano le greggi dirette transitanti dalla Maremma e dal riminese stagionalmente già da qualche millennio prima degli Etruschi.

Muri perimetrali della villa

L’interpretazione più credibile di Poggio Frascole è che si trattasse di una Calla dove si pagava, esatta mente come accadeva nel medioevo coi castelli de i Guidi e dei loro predecessori. Infatti la famiglia Velasna, analogamente ad un’altra famiglia etrusca di Sestino da dove si riunivano la greggi del Marecchia e del Montefeltro che regolarmente con la benedizione del Luco di Sestino, partivano per la transumanza. La famiglia Velasna si arricchisce espandendo i suoi interessi commerciali ad Arezzo e poi a Volterra. E’ naturale che a Poggio Frascole vi sia stato anche un luogo di culto, data la religiosità degli Etruschi che pervadeva ogni attività e quindi anche la tradizione della transumanza. Sul lato nord della struttura castellana vi sono altri tre vani sempre databili allo stesso periodo, ma sicuramente con una fase di vita precedente, come suggeriscono le importanti e rare strutture realizzate in mattoni crudi trovate all’interno degli ambienti in corso d’indagine dell’edificio dei Velasna.

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