La patria d’origine dei morselletti è quanto mai difficile da stabilire.

Nel web sono indicati come tipici cilentani o napoletani o comunque del nostro Mezzogiorno, Paolo Petroni nel suo libro sulla cucina toscana li fa fiorentini e li definisce “antichi” e simili ai “ricciarelli senesi”.

Giovanni Righi Parenti nel suo noto volume “La cucina toscana” li attribuisce alla tradizione senese e ce li tramanda: morselletti è il nome dato ai biscotti, semplici, con la base di pasta di pane, che venivano offerti per la colazione ai “fiorentini” che si recavano a Siena in processione il giorno dell’Assunta. Dove “fiorentini”, scrive, sta per turisti, fatti oggetto della squisita ospitalità senese; per avvalorare le proprie affermazioni, non lesina notizie storiche e citazioni.

E allora?

Beh, a noi piace accogliere le sue ricerche e accreditare le sue definizioni anche perché l’idea di offrire dolcezze agli ospiti di passaggio ci pare un gesto molto cordiale e raffinato, tipicamente toscano, legato ad altri tempi e ad altre tradizioni, ma da cui comunque trarre insegnamento.

E allora continuiamo a leggere e scopriamo che il Tommaseo definisce nel suo vocabolario il termine morselletto come diminutivo di morsello che sta per “bocconcello di cosa buona” mentre in altri dizionari etimologici gli viene riconosciuta una derivazione provenzale con l’accezione di “boccone, pezzetto”.

Sono tutte notizie documentate ricavate dagli studi del professor Peleo Bacci, sugli usi culinari a Siena, dai quali si deduce che i nostri morselletti sono proprio datati, tanto che la loro esistenza come dolce il Parenti la fa risalire al Quattrocento, e ne fornisce anche la ricetta tramandata dallo studioso Peleo Bacci:

“Si prepara con la farina, acqua, sale una pasta come per fare il pane. Vi aggiungiamo lievito di birra, un po’ d’olio d’oliva finissimo ed anaci. Poniamo la pasta a lievitare. Quando l’impasto è rigonfiato lo lavoriamo e lo dividiamo in bastoncini cilindrici della lunghezza di circa 15 cm circa. Li bagniamo con dell’albume, cospargendoli con dei confettini di zucchero multicolore (codette). Li poniamo nelle teglie, coperte con cialda o asperse di semplice farina come i cavallucci, ancora a lievitare in locale ben caldo e quindi in forno. La cottura dev’essere dolce anche se prolungata perché i morselletti abbiano la possibilità di bene asciugarsi”.

L’utilizzo dei confettini multicolori mi ricorda altri biscotti, quelli tipici della tradizione viareggina: sono i Befanini che derivano il loro nome dalla Festa che tutte se le porta via…

Ma non finisce qui perché altrimenti ciò che scrive Petroni non avrebbe senso. Righi Parenti aggiunge infatti che accanto a questa ricetta ce n’è un’altra, una variante che assomiglia a quella dei ricciarelli, anzi precisa, quella da cui i ricciarelli potrebbero essere nati: in quest’ultima abbondano le mandorle, la cannella e niente anici.

Capisco siate curiosi di conoscerla e allora eccola di seguito, proprio dalle pagine di Righi Parenti:

 

Non mi resta allora che augurare, a tutti i dolciari provetti, buoni morselletti!

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