Lubaco, la strada per raggiungere la pieve
Lubaco, la strada per raggiungere la pieve

La pieve di San Martino si raggiunge scendendo da Vetta le Croci verso Pontassieve, una traversa a destra dopo l’incrocio per Santa Brigida. Una strada  fiancheggiata da ulivi le fa da splendida cornice inquadrando la tribuna a fasce di colori diversi dovute ai materiali di costruzione, riproposti nella  facciata, una monofora e il campanile a vela. La sorpresa maggiore per il visitatore è poi, proseguendo, la scalinata che scende verso il sagrato e il boschetto che ne adorna la zona antistante.

Lubaco, la tribuna e il campanile della pieve
Lubaco, la tribuna e il campanile della pieve

La facciata a capanna è caratterizzata dall’utilizzo di pietra arenaria nella parte inferiore e alberese in quella superiore che le conferisco l’aspetto bitonale. Il portone d’ingresso è coronato con una lunetta con un archivolto decorato a conci di arenaria decorati con un motivo a nastro stilizzato. Sopra l’archivolto un occhio centrale  è sormontato a sua volta da una cornice marcapiano che ne delinea il semplice e triangolare timpano. All’interno evidenti i segni di un rifacimento: la sola navata odierna era invece divisa in tre con grossi pilastri a sezione quadrata di cui restano le basi.

Lubaco, la facciata
Lubaco, la facciata

Scarsa la documentazione sulla sua storia.

Intorno al XII secolo la chiesa di San Gervasio era caduta in tale state di abbandono che  il battistero venne trasferito nella chiesa filiale di San Martino posta entro il castello di Lobaco. La chiesa di San Gervasio fu quindi ricostruita in una zona più raggiungibile alle vie dei pellegrini e prese anche il nome di San Martino, il protettore dei viandanti. L’attuale potrebbe essere stata costruita con i materiali di recupero, come spesso avveniva, e sopra quella dedicata a San Gervasio.

Lubaco, la scalinata antistante il sagrato
Lubaco, la scalinata antistante il sagrato

Lobaco o Lubaco, dall’etimo incerto,  è infatti una località già detta Corte di Alpiniano, frequentata da molti pellegrini proprio perché vicina al luogo dove Santa Brigida aveva trascorso vari anni in eremitaggio.

La presenza di pievi è sempre segno di essere lungo il tracciato, anche secondario, di antiche e frequentate vie di comunicazione: la località di Lobaco, antico castellare, ovvero un  territorio sottoposto al dominio di un castello quale centro  fondiario e signorile, sorgeva su una diramazione della Cassia vetus, l’antico tracciato romano che collegava Fiesole, fino al I secolo a.C. centro più importante di Firenze, con Arezzo.  Le vie romane e, prima di loro quelle etrusche, furono alla base dei tracciati dell’età medievale

Lubaco il fonte battesimale
Lubaco il fonte battesimale

Nel suo Dizionario il Repetti segnala la località di Lobaco scrivendo:

LOBACO, LUBACO, OBACO, e CASTEL LUBACO

nel Val d’Arno fiorentino. – Castellare con antica pieve S.Gervasio d’Alpiniano in S. Martino a Lobaco nella Comunità Giurisdizione e circa 8 miglia a maestro del Pontassieve, Diocesi di Fiesole, Compartimento di Firenze.

Risiede in poggio fra Monte Rotondo e il varco della strada delle Salajole presso le sorgenti del torrente Sieci e poco lungi dal santuario della Madonna del sasso. Tanto il castello quanto la pieve di Lobaco portavano il nome della corte di Alpiniano.

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