Giunti a Vaiano si nota subito il bel campanile che con i suoi 40 metri sovrasta l’abitato. La sua sagoma slanciata ed elegante contempla nella parte inferiore una sola monofora, mentre nei due ordini superiori una bifora su ciascuno dei quattro lati. Rivestita in alberese cui si alternano alcune fasce in serpentino ovvero in marmo verde di Prato, termina in alto con un coronamento aggettante, un rifacimento quattrocentesco, con merlatura. Datato XIII secolo, oltre alla funzione che gli era propria. svolgeva anche quelle di avvistamento e difesa.

Tutto il complesso abbaziale ha subito nel corso dei secoli vari rifacimenti e ristrutturazioni sia all’interno che all’esterno.

Una prima documentazione data la badia nel 1057 anche se la sua fondazione risale ai secoli precedenti dovuta ai benedettini Cassinesi, tra il IX e il X secolo. Sulla sponda destra del Bisenzio fu dedicata al Salvatore, dedicazione che fa protendere gli studiosi per un’origine longobarda essendo inoltre situata lungo quella strada detta appunto di Lombardia nei pressi di un antico guado sul fiume.

L’altra data certa è quella del passaggio all’ordine Vallombrosano, cui i monaci aderirono tra il 1073 e il 1076. Fu proprio attorno ad essa e alle attività che la comunità religiosa garantiva nel territorio, che ebbe a svilupparsi il borgo. La badia infatti occupava una posizione felice lungo un’importante via di comunicazione, utilizzata sin dall’epoca romana, ma garantiva anche lo sviluppo di tutte quelle attività che erano legate alla ricettività ospitaliera, alla rigenerazione del corsi d’acqua, alla costruzione di opifici, come i mulini e le gualchiere, senza dimenticare le tecniche di coltivazione della terra e la cura dei boschi.

A destra della chiesa il complesso abbaziale ospita, nelle sale restaurate del refettorio, del salotto e e dell’ appartamento dell’abate, il Museo, i cui locali sono essi stessi museo con i loro soffitti e decorazioni parietali; nel percorso museale si evidenziano e gli aspetti della vita quotidiana e la vita religiosa non disgiunta dall’impegno economico e sociale dei monaci nel territorio. Un nome illustre ha soggiornato in queste stanze, in qualità di abate perpetuus, lo scrittore eminente tardo rinascimentale Agnolo Firenzuola. Tra i libri ed i documenti esposti nella residenza, alcuni volumi fra cui la prima edizione delle Prose (1548) e delle Rime (1549).

Il Museo, da non perdere, è visitabile il sabato, dalle 16.00 alle 19.00 e la domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00. L’ingresso è gratuito