Siamo nella Maremma toscana, là dove il verde Ombrone giunge nella piana dai Monti del Chianti con un lungo e tortuoso corso. 

Istia d’Ombrone, il fiume

Sulla riva destra del fiume, Istia, antico castello e città fortificata di cui restano alcune delle architetture. 

ISCHIA, ora ISTIA D’OMBRONE

(Ischiae Castello) nella Maremma grossetana.

Scriveva il Repetti nel suo “Dizionario” dove nessun comune, o agglomerato urbano, viene tralasciato o dimenticato.

Castello in gran parte diruto con antica pieve (S. Salvatore) […] Risiede a piè delle ultime diramazioni orientali del poggio di Moscona sulla ripa destra del fiume Ombrone”.

Che il suo etimo derivi da “ischia”, cioè isola, fa pensare che la sua originaria configurazione geografica comprendesse un’isola nel fiume. Di sicuro il suo castello era sorto nei pressi di un guado, un punto strategico di fondamentale importanza.

Con il toponimo “loco iscle” viene indicata in documenti del IX secolo dai quali compare come insediamento lucchese sorto per mettere in comunicazione i possedimenti costieri con quelli dell’interno fino a Campagnatico.

La vicinanza con Roselle e vari reperti rinvenuti nella parte alta del territorio di Istia lasciano comunque presupporre stanziamenti in età etrusca e romana anche per la presenza di materiali di riutilizzo risalenti all’età imperiale rinvenuti nelle architetture medievali.

La documentazione storica è comunque assai scarsa e solo alcune sono le date a cui attribuire con precisione gli avvenimenti che riguardarono il Castello, sicuramente centro di scambi o comunque luogo di transito data la posizione lungo il fiume. La storia ci tramanda un attacco nel 1137 da parte di Arrigo di Baviera che distrusse parte del centro munito, ma che nell’anno successivo nel palazzo vescovile si insediò il vescovo di Grosseto e Roselle. Passato sotto il controllo di Siena appartenne anche alla forte famiglia feudale degli Aldobrandeschi, per ritornare sotto la Repubblica senese.

Una storia fatta di contendimenti che dimostrano l’importanza della sua collocazione geografica dovuta anche alla presenza di mulini dei quali oggi uno, lungo la riva destra del fiume, è ancora in funzione per la produzione di mangimi destinati all’alimentazione animale.

Che fosse luogo di transito è documentato anche dalla presenza di traghetti che garantivano il passaggio da una sponda all’altra dal XVI secolo; solo molto più tardi fu costruito un ponte, il cosiddetto Ponte rotto, che accelerava i collegamenti tra Grosseto e Scansano, sede dell’estatatura, termine abbastanza inconsueto che indicava il periodo in cui i pubblici uffici, con gli impiegati e le loro famiglie, si trasferivano prevalentemente a Scansano in estate per difendersi dalla malaria secondo le indicazioni di una legge istituita nel settecento e abolita nel 1897.

Istia d’Ombrone, la Portaccia dall’esterno
Istia d’Ombrone la Porta Grossetane e la torre dall’esterno

In giro per Istia colpiscono le sue alte porte, la Grossetana e la Portaccia o Porta Senese, il Palazzo Pretorio e quel che rimane delle mura oltre all’evidente impianto medievale del borgo. Ma soprattutto colpisce il lungo fiume con la sua larga striscia verde, ricca d’acque anche in questo periodo estivo, che la costeggia. E allora diventa più facile immaginare l’accesso al castello dalla Portaccia, quella che si affaccia proprio lungo il fiume, con il rosso dei suoi mattoni e l’imponenza degli archi. E il via vai dei traghetti e il trasporto delle derrate ai mulini per poi arrivare nel cuore del borgo a guardare, con il naso all’insù, la torre della porta Grossetana e il Palazzo che l’accompagna con le sei arcate che ne decorano e ingentiliscono la facciata.

Istia d’Ombreone, il Palazzo Pretorio con la torre della Porta Grossetana
Istia d’Ombrone la Porta Grossetane e la torre dall’interno
Istia d’Ombrone, la Portaccia