“La Toscana è, per universale sentimento, oltre ad ogni altra provincia italica bellissima: le riconobbero sì nobil pregio i più disappassionati tra i connazionali; e venne come tale salutata e vagheggiata in ogni tempo dagli stranieri. Bagnata dal Tirreno e recinta dall’Appennino, è tutta intersecata da poggi e colline formanti corona a pittoresche valli, cui natura favorì di temperato clima, e che la mano industre dell’uomo rese, quasi in ogni angolo, ridenti di campi sativi, di oliveti, di vigne…”

La breve citazione tratta dalla “Corografia fisica, storica e statistica” di Attilio Zuccagni Orlandini di metà Ottocento, disegna perfettamente anche questa valle toscana percorsa dalla Sieve, cui fanno corona poggi e colline, dove la storia ha lasciato traccia nelle bellezze e del paesaggio e dei manufatti creati dall’uomo in tempi lontani.

Oggi è una giornata grigia eppure la valle risplende dei gialli e dei verdi autunnali che ricoprono i dolci declivi che ci accompagnano nella nostra salita verso Acone, da Rufina, meta del nostro itinerario.

Ci guida, come un faro, l’alta torre di Montebonello, scampolo di quel mondo feudale che ebbe tanta parte anche in questa zona e di cui furono signori i Conti Guidi.

Continuiamo la salita verso la nostra meta: ci accoglie e diletta la vista un paesaggio di vigne e olivi che mai s’interrompe, testimone dell’elevato valore paesaggistico e naturalistico del territorio; la presenza di corsi d’acqua, quali l’Argomenna e il torrente Uscioli tributari della Sieve, campi coltivati, vigneti e oliveti, boschi e prati, attestano una natura generosa ed opulenta che già nel passato costituiva, con i suoi terreni fertili e con l’attività agricola dell’uomo, una base economica di primaria importanza.

Acone

Ed eccoci ad Acone che ci accoglie con un cartello “gustoso” definendosi Paese natale delle penne all’aconese, sicuramente da assaggiare nel vicino ristorante. Di Acone ci dà notizia lo storico ottocentesco Emanuele Repetti che, alla voce relativa del suo Dizionario, ne traccia brevi note storiche:

“Il castello di Acone fu signoria dei conti Guidi sino dal secolo XI, confermato loro posteriormente da Arrigo VI e da Federigo II. Imperrocchè nell’anno 1099 i conti Alberto e Ugo figli del conte Guido donarono al S. Eremo di Camaldoli terreni posti nel piviere di Acone nelle località di Monte Bonello, della Rufina, di Pomino e di Falgano. Risiedeva nel castello di Acone nella prima metà del secolo XIII la contessa Beatrice de’ conti di Capraja, vedova del conte Marcovaldo di Dovadola. Vi ebbe podere anche la potente famiglia fiorentina de’ Donati, patrona della chiesa di S. Maria d’Acone. E di qua trasse origine quella più famosa de’ Cerchi, cui riferir volle Alighieri allorché disse: Sariensi i cerchi nel pivier d’Acone. (Paradiso XVI) Ma sopra tutti vi signoreggiavano i vescovi di Firenze […] – Resta assai dubbio se debba riferirsi l’etimologia di Acone e di Acona a un nome di qualche romano colono ( Aconius ), o sivvero alla derivazione del latino vocabolo Aconae, quasi fosse stato un luogo sterile e sassoso”.

Le notizie su Acone sono decisamente scarse e non sempre attendibili, per questo mi pare necessario riportare quasi per intero la voce Acone dal Dizionario dello storico toscano.

Superato il cartello stradale all’ingresso del paese, a destra, in cima ad una breve ma ripida salita, la chiesa di Sant’Eustachio la cui storia compare evidente sulla lineare facciata con lo stemma mediceo in alto e, sul portale d’ingresso, con l’iscrizione su pietra che riporta la data di costruzione, 1552, e il nome di Cosimo II de’ Medici. A sinistra del portale di accesso una lapide commemorativa ai caduti della grande guerra: festone e mensole sono della manifattura Fornaci San Lorenzo, mentre il bassorilievo in gres lucido è opera di Augusto Chini, datata 1924.

L’interno è a una sola navata, con soffitto a botte affrescato. In fondo alla navata un imponente altare in pietra serena e una balaustrata a delimitare il presbiterio. Un tondo medaglione in alto raffigura il Santo. Ci fa da cicerone il signor Piero che gentilissimo ci dà ragguagli e ci conduce nei locali della Sagrestia dove fa bella mostra di sé un fontanino datato 1702. Il nome originario della chiesa risulta Sant’Eustachio in S. Jerusalem con fonte battesimale e, come sottolinea il Repetti “è rimasto il nome di Acone a due borgate, una con vestigia di antica rocca e con chiesa battesimale (la pieve di S. Eustachio in S. Jerusalem), e l’altra ad una sua chiesa filiale sotto il titolo di S. Maria di Acone”.

Ed è lì che ci dirigiamo procedendo su una stretta strada che scende lungo il crinale dei colli in un paesaggio che cattura e sa addolcire gli occhi e il cuore e che nessuna foto potrebbe mai rendere con medesima vividezza. Abbiamo fatto fatica a trovare la chiesa perché mancano precisi cartelli indicatori, carenza controbilanciata dalla squisita gentilezza degli abitanti del borgo, Marco in particolare, che ringraziamo per averci dedicato generosamente il suo tempo.

La chiesa è purtroppo chiusa. Fu affidata nel 2001 ai “Ricostruttori nella preghiera” che hanno ristrutturato alcuni spazi per dedicarli alla meditazione insieme agli abitanti delle case vicine.

La sua storia risale al X secolo ed ebbe, come già scritto dal Repetti, come patroni i Donati. A noi oggi resta da ammirare una facciata rimaneggiata nel tempo e la lunetta del portale opera dei Chini. A sinistra, alta sulla facciata, la bella vela campanaria a tre campane. Intorno al luogo si respira, nonostante l’abbandono, un’aria antica e spirituale che rischia di perdersi senza uomini che la rinnovino con il loro lavoro o magari con una presenza saltuaria ma cadenzata. Quanti luoghi come questo fanno parte del patrimonio toscano! E ci sarebbero sicuramente persone pronte a farle rivivere e rinnovarne lo spirito comunitario.

Ma il nostro itinerario non muore qui, ci resta, almeno per oggi, la visita ad un antico mulino e al corso d’acqua su cui sorge: l’Argomenna. Ci spostiamo quindi verso Petroio e in località Sella scendiamo per un ripido sentiero verso il fiume. Anche qui, in mancanza di indicazioni, abbiamo sempre usufruito della cortesia e disponibilità degli abitanti. Il paesaggio sa incantare e il vecchio mulino, oggi civile abitazione, si eleva imponente in prossimità del fiume. Vecchio, ma sarebbe meglio dire antico, visto che viene datato intorno ai primi anni del XIV secolo e di proprietà di quei Donati che, poi trasferitisi a Firenze, dettero corso ad una delle più acerrime lotte tra consorterie.