La Toscana nelle pagine della Divina Commedia (metafore e paesaggi)


Quante immagini di Toscana nei versi del sommo poeta!

a cura di Alessandro Ferrini

La selva dei suicidi

La selva dei suicidi

La selva dei suicidi (incisione di Gustave Dorè)

Non fronda verde, ma di color fosco;
non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti;
non pomi v’eran, ma stecchi con tòsco.

Non han sì aspri sterpi né sì folti
quelle fiere selvagge che ‘n odio hanno
tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.  Inf. XIII, 4-9

 

Mastro Adamo e i falsari

Falsari

Falsari  (incisione di Gustave Dorè)

Li ruscelletti che d’i verdi colli
del Casentin discendon giuso in Arno,
faccendo i lor canali freddi e molli,

sempre mi stanno innanzi, e non indarno,
ché l’imagine lor vie più m’asciuga
che ‘l male ond’ io nel volto mi discarno.

La rigida giustizia che mi fruga
tragge cagion del loco ov’ io peccai
a metter più li miei sospiri in fuga.

Ivi è Romena, là dov’ io falsai
la lega suggellata del Batista;
per ch’io il corpo sù arso lasciai. Inf. XXX, 64-75

 

 

Buonconte da Montefeltro

Buonconte

Buonconte (incisione di Gustave Dorè)

«Oh!», rispuos’ elli, «a piè del Casentino
traversa un’acqua c’ha nome l’Archiano,
che sovra l’Ermo nasce in Apennino.

Là ‘ve ‘l vocabol suo diventa vano,
arriva’ io forato ne la gola,
fuggendo a piede e sanguinando il piano. Purg. V, 92-99

 

 

Invidiosi

E io: «Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia di corso nol sazia. Purg. XIV, 16-18

e … la valle dell’Arno

,,,  «Non so; ma degno
ben è che ‘l nome di tal valle pèra;

ché dal principio suo, ov’ è sì pregno
l’alpestro monte ond’ è tronco Peloro,
che ‘n pochi luoghi passa oltra quel segno

Invidiosi

Invidiosi (incisione di Gustave Dorè)

infin là ‘ve si rende per ristoro
di quel che ‘l ciel de la marina asciuga,
ond’ hanno i fiumi ciò che va con loro,

vertù così per nimica si fuga
da tutti come biscia, o per sventura
del luogo, o per mal uso che li fruga:

ond’ hanno sì mutata lor natura
li abitator de la misera valle,
che par che Circe li avesse in pastura.

I casentinesi

Tra brutti porci, più degni di galle
che d’altro cibo fatto in uman uso,
dirizza prima il suo povero calle.

Gli aretini

Botoli trova poi, venendo giuso,
ringhiosi più che non chiede lor possa,
e da lor disdegnosa torce il muso.

I fiorentini

Vassi caggendo; e quant’ ella più ‘ngrossa,
tanto più trova di can farsi lupi
la maladetta e sventurata fossa.

I pisani

Discesa poi per più pelaghi cupi,
trova le volpi sì piene di froda,
che non temono ingegno che le occùpi. Purg. XIV, 29-54

 

La Firenze di Cacciaguida

Cacciaguida

Cacciaguida (incisione di Gustave Dorè)

Fiorenza dentro da la cerchia antica,
ond’ ella toglie ancora e terza e nona,
si stava in pace, sobria e pudica. Par. XV, 97-99

 

Tutti color ch’a quel tempo eran ivi
da poter arme tra Marte e ‘l Batista,
eran il quinto di quei ch’or son vivi.

Ma la cittadinanza, ch’è or mista
di Campi, di Certaldo e di Fegghine,
pura vediesi ne l’ultimo artista.

Oh quanto fora meglio esser vicine
quelle genti ch’io dico, e al Galluzzo
e a Trespiano aver vostro confine,

che averle dentro e sostener lo puzzo
del villan d’Aguglion, di quel da Signa,
che già per barattare ha l’occhio aguzzo! Par. XVI, 46-57

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