Capraia Forte San Giorgio e la torretta del Bagno

Capraia è un’isola aspra e forse in questo consiste il suo incanto: negli anfratti e nelle baie lungo le coste frastagliate e scoscese il mare assume colori cangianti, combinati e diversi, tra le asperità delle sue rocce e dei suoi i massi fiori colorati a macchie, scossi dal vento la riempiono di profumi e a primavera c’è un tripudio che la pennella di toni e sfumature e di odorose fragranze.

Capraia in primavera

Ma non fu scelta per questo suo sfolgorante paesaggio dai pirati che in tempi lontani depredavano le coste del Mare Nostrum tanto che Roma mise fine alle scorrerie rendendola libera dai pirati ma disabitata. No, Capraia è sempre stata scelta, da Etruschi e Romani, per le leccete che la rivestivano e a partire dal XVI secolo ha sempre rivestito una posizione strategica nell’alto Tirreno come punto di avvistamento di navi corsare e come difesa dalle medesime lì a metà com’è tra la Corsica e la Sardegna, tra il mare e la terraferma, quella dirimpettaia, ricca di popolazioni e risorse.

Capraia la Cala Rossa e la torre dello Zenobito

Nel 962 divenne una base per la Repubblica marinara di Pisa e nel 1283 fu conquistata dalla Repubblica marinara di Genova che decise di proteggerla dalle incursioni piratesche e saracene e inglesi.

Oggi il Forte San Giorgio, possente fortezza costruita nel XVI secolo, vigila ancora sulla rada del porto come altre torri, quella dello Zenobito ad esempio nei pressi della Cala rossa., che svolgevano la medesima funzione, simboli di un passato che necessitava di avvistamenti e protezioni.

Forse è stata proprio la storia del suo lontano passato, la presenza di corsari e le lotte da essi sostenute per conquistarla che hanno fatto sì che si diffondesse la leggenda di Scimulì, un cacciatore di tesori il cui fantasma si aggirerebbe tra le mura della Fortezza. Scimulì il cui nome o forse nomignolo potrebbe sottolineare la sfortunata ricerca che lo animò per tutta la vita, convinto dalle dicerie che forzieri carichi di ricchezze fossero stati nascosti tra gli anfratti delle coste di cui Capraia era ricca: cercò e cercò per tutta l’isola favolosi tesori lasciati dai tanti avventurieri e pirati e corsari che vi avevano preso approdo, ma nonostante le fatiche e le speranze accese e poi andate deluse, Scimulì morì povero e disperato.

Ora pare si aggiri come ombra tra le mura della Fortezza forse per tenere d’occhio nuovi ed eventuali arrivi o che nessun altro trovi ciò che per tutta la vita aveva cercato.

Porto e centro abitato di Capraia (1767)

Articoli correlati:

Capraia una delle sette isole dell’Arcipelago toscano

Antiche mappe dell’Arcipelago toscano

Altre leggende toscane: 

La leggenda della Rocca di Crevole

La leggenda di Margherita Marsili

Il Sasso di San Zanobi e la sua leggenda

Cinque leggende toscane